SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 01.06.2017

Assemblée de la Conférence des évêques suisses (CES) à Einsiedeln



SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 04.05.2017


Curia romana | 02.05.2017


COR | 24.03.2017

Communiqué à l'issue de la COR du 17.03.2017


Tutti i documenti

20.05.2009

Rifiuto della diagnosi preimpianto Dichiarazione della Commissione bioetica della CVS

La commissione boetica della CVS rifiuta in una dichiarazione la proposta di legge presentata dal Consiglio federale che intende autorizzare la diagnosi preimpianto (DPI). Il progetto di legge costituisce, agli occhi della Commissione, un tentativo impossibile di risolvere la quadratura del cerchio. Da una parte si tratta di proteggere la dignità umana così com’è ancorata alla Costituzione federale; dall’altra questa stessa dignità è gravemente lesa dalla discriminazione eticamente inammissibile effettuata tra embrioni “sani” e “malati”.

La Commissione bieotica della CVS comprende la sofferenza e l’angoscia delle coppie che sanno di essere trasmettitrici di malattie genetiche. La società deve loro una risposta di solidarietà ed anche un progresso tecnologico. Tuttavia la sofferenza non giustifica qualsiasi tecnologia.
Grazie alla tecnica della diagnosi preimpianto il Consiglio fede-rale vuole impedire la trasmissione di malattie gravi. In realtà questa procedura di scelta eugenetica intende sopprimere gli embrioni che sono probabilmente portatori di una malattia. Un limite arbitrario del 25% di probabilità di malattia grave è dunque decisivo per l’eliminazione dell’embrione. Si tratta tuttavia di un rischio, mentre l’eliminazione degli embrioni toccati dal provvedimento è né più né meno un fatto. L’embrione umano non è rispettato come esigerebbe la dignità umana.
Limitando le indicazioni giuridiche alle malattie gravi, il progetto di legge intende impedire una scelta puramente soggettiva dei genitori riguardo ai loro embrioni; scatena, però, una stigmatizzazione delle persone portatrici di andicap, come se la loro vita non valesse la pena di essere vissuta.
L’introduzione della DPI ammorbidirà presto o tardi le barriere alzate dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita e dalla Costituzione federale stessa. Già attualmente la medicina della riproduzione vuole abrogare la “regola dei tre”. Finora, al massimo, tre ovuli inseminati possono essere sviluppati sino allo stadio di embrioni e possono in seguito essere trasferiti. Più grave ancora, i medici della riproduzione richiedono il permesso di poter congelare gli embrioni come pure di poter approfittare del dono di ovuli e di embrioni. Mentre l’art. 119 della Costituzione federale si propone di evitare ad ogni costo gli embrioni soprannumerari, la DPI ha come conseguenza la creazione e l’eliminazione scelta di embrioni soprannumerari: questo porta in un vicolo cieco.
Inoltre le considerazioni che puntano sui vantaggi e sui rischi, così come formulati nel rapporto esplicativo del progetto di legge, sono eticamente inammissibili in quanto è in gioco la dignità dell’uomo. Autorizzando la DPI, la Svizzera si incamminerebbe su un pendio scivoloso senza via di ritorno. I paesi, che hanno ammesso la DPI per casi eccezionali, hanno in seguito ampliato le concessioni, fino a pervenire alla libera scelta del sesso (social sexing), senza che sia realmente provato il rischio di una malattia genetica.
Per questi motivi la Commissione bioetica rifiuta questo progetto di legge, che costituisce un segnale allarmante per la nostra società.
La dichiarazione integrale della Commissione bioetica è disponibile su internet: www.kath.ch/bk.
Küssnacht am Rigi, 20 maggio 2009
Dr. Med. Urs Kayser
presidente della Commissione
bioetica della CVS