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Vittime di misure coercitive a scopo assistenziale

11.04.2013

La verità della sofferenza vissuta deve essere pronunciata

Evento commemorativo per le vittime di misure coercitive a scopo assistenziale

Insieme con dei delegati cantonali e comunali e con altre organisazzioni ufficiali, il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha organizzato il 11 aprile 2013 a Berna un evento commemorativo per le vittime di misure coercitive a scopo assistenziale. Mgr Markus Büchel, presidente della conferenza dei vescovi svizzeri, a parlato per le chiese nazionali. Ecco il testo del suo discorso:

Gentili convenuti,

L'occasione per l'evento di oggi è dolorosa, e mi riempie di vergogna. Di fronte agli abusi di violenza, anche sessuale, occorsi in istituti e scuole gestite - tra gli altri - anche dalle chiese, non è affatto facile rivolgermi a voi. Le ingiustizie e le violazioni, nonché i crimini commessi, rappresentano per le chiese, espressione di alti valori morali, un grosso peso. Proprio per questo vorrei, a nome dei responsabili delle tre chiese nazionali svizzere, rivolgervi qualche parola. Comincio col ringraziare per questo evento di commemorazione. L'incontro tra rappresentanti di diverse istituzioni e persone che hanno subito un torto, proprio nel quadro di collocamenti d'ufficio e altre misure coercitive a scopo assistenziale, è un momento importante. Sono felice e vi sono grato se in questa cornice più ampia ed ufficiale possiamo dare un segnale per un avvicinamento reciproco e per un mutuo ascolto. Ringrazio tutti quelli che oggi sono venuti a questo evento, e in particolare ringrazio le persone vittime di violazioni e abusi. Venire qui è costato loro molta forza e tanto coraggio. I nostri incontri non sarebbero stati possibili, se delle vittime non avessero prima rotto il silenzio alzando la propria voce, e questo nonostante sapessero che avrebbero incontrato resistenza e disprezzo, come purtroppo è accaduto. Troppo spesso e troppo a lungo le vittime non hanno trovato ascolto.

Non è oggi il momento per sottolineare quanto di buono è anche stato fatto negli istituti, nelle scuole e nelle famiglie di accoglienza. Oggi dobbiamo guardare all'altra realtà, a quella oscura. Violenza, abusi sessuali, sfruttamento lavorativo dei minori, separazione dei bambini dai genitori, e molto altro. Spesso i bambini venivano prelevati ai genitori senza alcuna procedura regolamentare. Anche adulti dati in affidamento hanno subito umiliazioni, maltrattamenti e abusi. Per quanto successo solo fino a pochi decenni fa, siamo attoniti e senza parole. E quel che è accaduto non può essere giustificato con argomenti del tipo: "Allora era tutto diverso", oppure: "Una mano forte non ha mai fatto male a nessuno".

Piuttosto dobbiamo chiederci con sincerità come sia stato possibile che tali ingiustizie e crimini si fossero verificati in istituzioni ecclesiastiche e altri. Perché in tanti hanno distolto lo sguardo? Perché la misericordia o la difesa del più debole sono state troppo spesso relegate in secondo piano, o non sono state mai nemmeno contemplate? Non è affatto semplice dare delle risposte a queste domande. Certamente le condizioni di allora, con un atteggiamento diverso per quanto riguarda l'educazione e le punizioni, hanno avuto un ruolo. Ma gli errori di amministratori e funzionari non sono giustificabili con la sola scusa che si trattava di un'epoca diversa. Per questo è tanto più importante che cerchiamo la verità - una verità dolorosa, ma nella quale sta anche la forza per la riconciliazione e per la guarigione. La verità della sofferenza vissuta va espressa, e da noi tutti riconosciuta. Perché ciò che è accaduto, in fin dei conti, riguarda tutti noi. Non va bene se il torto subito - rimasto non elaborato, non detto e non riconciliato - pesa sulla nostra società. È questo in contraddizione con quanto si legge nel preambolo della nostra Costituzione: "La forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli". Ma soprattutto è in contraddizione con la parola di Gesù, colui al quale come chiese nazionali ci richiamiamo sempre daccapo: "Quel che avete fatto ai minimi lo avete fatto a me. Quel che non avete fatto ai minimi, non lo avete fatto neppure a me".

Gli effetti di ingiustizie e crimini si protraggono nel tempo e sono presenti ancora oggi. Le vittime soffrono per anni e per decenni delle loro ferite morali e corporali, e insieme a loro soffrono anche le famiglie, gli amici, i parenti e tutto l'ambiente sociale. Solo se riusciremo a fare memoria di quanto è accaduto, e solo se tutti insieme forniremo il nostro contributo affinché siano riconosciute le ingiustizie individuali, ma anche sociali di allora, aprendo la strada alla riconciliazione, solo allora saremo in grado come società di vivere il presente con fiducia e di guardare al futuro. Ammettere che ci sia stata ingiustizia ci aiuta ad affinare la nostra coscienza e il più possibile ad evitare di ripetere in futuro la stessa ingiustizia.

Pertanto, a nome delle tre chiese nazionali svizzere, alle vittime vorrei chiedere perdono per le ingiustizie subite, anche se mi rendo conto che nulla può essere cancellato con questo. E tengo a sottolineare come il nostro rispetto e la nostra sentita solidarietà spettino soprattutto a tutte quelle persone che ancora oggi soffrono per le ferite morali e corporali inflitte. Vi assicuro che le chiese imparano dagli errori del passato, e che siamo sinceramente impegnati ad impedire altra ingiustizia e sofferenza. Come chiese non possiamo mai più permettere che i colpevoli non vengano portati davanti alla legge per rispondere delle loro malefatte. Ma sarà anche compito della società tutta, di tutte le istituzioni e di ogni singolo individuo, impegnarsi a favore del rispetto della dignità di tutti gli esseri umani.

Ringrazio per aver avuto l'opportunità oggi di parlarvi e volentieri rimango aperto ad ulteriori incontri. A tutti voi auguro la benedizione di Dio.

+ Markus Büchel
Presidente della Conferenza episcopale svizzera, vescovo di San Gallo

(Testo originale in tedesco)