Membro CVS Membro CVS | 10.02.2016

Messaggio dei Vescovi svizzeri per la Domenica del Malato 2016 (6 marzo 2016)


26.11.2015

Déclaration oecuménique commune des présidences de la Fédération des Eglises protestantes de Suisse et de la Conférence des évêques suisses



SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 03.11.2015

Lettera pastorale destinata agli operatori pastorali (lettera d'accompagnamento)



Tutti i documenti

Membro CVS Membro CVS | 16.10.2012

Per un mandato ecclesiale ai laici attivi nella pastorale

Intervento di Mons. Felix Gmür, vescovo di Basilea, al Sinodo dei vescovi

Il vescovo di Basilea, Felix Gmür, è intervenuto al Sinodo dei vescovi a Roma a favore del conferimento d'un mandato ecclesiale ai laici con responsabilità pastorali. (testo integrale)

L’approdo della nuova evangelizzazione richiede dapprima evangelizzatori credibili. Se la Chiesa non è credibile, gli sforzi sono vani. Non sarà ascoltata, non sarà presa sul serio, non sarà accettata. Per questo, l’Instrumentum laboris parla con ragione della necessità di evangelizzare se stessi, “mediante una conversione e un rinnovamento costanti” (n° 37).

L’appello alla conversione si rivolge dunque dapprima a noi evangelizzatori, a noi vescovi. Allo stesso tempo, il volto della Chiesa che la maggioranza dei nostri contemporanei vede è quello che è reso pubblico. Non è in primo luogo il volto personale, ma quello istituzionale che viene in risalto. L’appello alla conversione riguarda dunque allo stesso modo l’istituzione. La conversione della persona trova la sua corrispondenza nella riforma delle istituzioni. Conversione e riforma: entrambe mirano al rinnovamento spirituale basato sulla fede. Che lo vogliamo o no, come Chiesa siamo immersi nella cultura del nostro tempo e non in una cultura che forse giudichiamo migliore o di cui sogniamo. Oggi, almeno in Svizzera, dobbiamo constatare che la Chiesa è in gran parte assente della vita culturale, sia nelle arti o nelle scienze, sia soprattutto nella configurazione degli ambiti più diversi della vita quotidiana dei nostri contemporanei. Alcuni hanno l’impressione che noi pastori non affrontiamo le sfide
del presente, ma preferiamo interessarci di altro. Questa constatazione è un segno molto preoccupante e deve occuparci.

Tanti fedeli danno testimonianza della loro fede profonda, sinceramente e con umiltà. Fanno vedere il volto umano, vicino e personale di Gesù e permettono al Vangelo di penetrare negli ambienti più diversi. Come possiamo, noi vescovi, valorizzare l’azione evangelizzatrice di questi laici? Come riconoscere le loro capacità e competenze? Rispettiamo la responsabilità e dignità propria dei cristiani laici, iniziati nel mistero di Cristo con i sacramenti del battesimo, della cresima e dell’eucaristia? Prendiamo sul serio le loro esperienze, domande e proposte concrete, per esempio in materia di vita relazionale? E se un cristiano dà un suggerimento o avanza una critica, lo ascoltiamo sinceramente? In questa situazione, la regola di san
Benedetto dà un saggio consiglio al Padre Abate: “Nel caso poi che egli [qualcuno] rilevi qualche inconveniente o dia qualche suggerimento, l’abate si chieda se il Signore non lo abbia mandato proprio per questo” (RB 61,4). Mi pare, dunque, che dobbiamo ascoltare di più e discernere con benevolenza ciò che i cristiani ci dicono.

Una seconda sfida risiede nel capire, alla luce della conversione richiesta da Gesù, quali siano le riforme necessarie. Dobbiamo evitare di girare intorno a noi stessi e alle nostre strutture. Questa tentazione risale ai tempi dei discepoli. Infatti, Gesù domanda ai discepoli: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?” (Mc 9,33). Non siamo noi al centro dell’evangelizzazione. Bisogna mettere il Dio di Gesù Cristo al centro. Allo stesso tempo, le strutture devono favorire che Dio sia al centro. Spesso sprovviste di sacerdoti, le comunità locali s’incontrano attorno a dei laici pronti ad assumere diverse responsabilità.

Per la nostra situazione svizzera, sarebbe importante ripensare se non ci sia un mandato ecclesiale che dia loro, a uomini e donne debitamente formati e preparati, una missione e un riconoscimento per l’attività pastorale che svolgono sulla base della loro dignità di battezzati. L’ascolto più profondo e un mandato ufficiale per i laici evangelizzatori: Sono due segni concreti che potrebbero renderci più credibili come Chiesa.