SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 21.05.2017

Inauguration du pavillon suisse « Prophezey » à l’exposition universelle de la Réforme à Wittenberg


Membro CVS Membro CVS | 30.01.2017

Messaggio dei Vescovi per la Domenica del malato 5 marzo 2017


19.01.2017

Coordinamento Terra Santa 2017 – Comunicato finale


Santo Padre Santo Padre | 21.12.2016

La nonviolenza: stile di una politica per la pace


Tutti i documenti

Membro CVS Membro CVS | 26.02.2014

Fede e carità: "Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1 Gv 3,16)

Messaggio episcopale per la Giornata del malato in Svizzera, 2 marzo 2014

Cari fratelli e sorelle,

Molti Santi hanno reso servizio agli ammalati come lo facessero al Signore. Il beato Gerardo (11°/12° secolo) dice degli infermi che sono i "nostri signori". San Benedetto li raccomanda alla cura premurosa dell'abate, perché nelle loro persone è Cristo stesso ad essere riverito: "L'assistenza agli infermi deve avere la precedenza e la superiorità su tutto, in modo che essi siano serviti veramente come Cristo in persona, il quale ha detto di sé: 'Sono stato malato e mi avete visitato' (Mt 25,36)" (Regola benedettina, cap. 36, 1–3). Neppure sant'Ignazio si sottrae, quale primo superiore dei Gesuiti, alla personale cura dei confratelli malati e lo fa con estrema e tenera partecipazione.

Come di consueto, il Santo Padre si rivolge con un messaggio speciale agli infermi e a tutti coloro che ne hanno cura, ricordandoci, nel Messaggio di quest'anno [1], che riempiamo le condizioni del Vangelo quando rendiamo servizio ai malati e diamo la nostra vita per loro come nostri fratelli e sorelle (1 Gv 3,16). Ciò è tanto più vero se pensiamo che "la Chiesa riconosce in voi, cari ammalati, una speciale presenza di Cristo sofferente". Da Lui riceviamo, assieme agli infermi, il coraggio e la luce pasquale per "affrontare – scrive il papa – ogni avversità in sua compagnia, uniti a Lui". Papa Francesco avverte che il Figlio di Dio non allontana dall'esperienza umana il dolore e la malattia, bensì li trasforma e relativizza. Non hanno più partita vinta. Il papa rammenta che siamo chiamati a conformarci a Cristo, il "Buon Samaritano di tutti i sofferenti".  

"Quando ci accostiamo con tenerezza a coloro che sono bisognosi di cure, portiamo la speranza e il sorriso di Dio nelle contraddizioni del mondo."

Maria, Madre di Dio, è il modello di questo amore premuroso, tenero e sensibile. "È la Madre di Gesù e Madre nostra, attenta alla voce di Dio e ai bisogni e difficoltà dei suoi figli". La Madre di Dio ha subito, nel suo pellegrinare terreno, i contraccolpi del dolore, che ha trafitto la sua anima come una spada. Possiamo quindi ricorrere a lei con "filiale devozione, sicuri che ci assisterà, ci sosterrà e non ci abbandonerà". Il papa prosegue: Maria "rimane accanto alle nostre croci e ci accompagna nel cammino verso la risurrezione e la vita piena."

Cari fratelli e sorelle,
che significa tutto ciò per noi, per me, per te personalmente? Due pensieri conclusivi: ognuno di noi deve dapprima scoprire e riconoscere da se stesso che Gesù, soffrendo e morendo sulla croce per noi, dà senso anche ai dolori – ad ogni dolore. "Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?" (Lc 24,26). Vale anche per noi. "Ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi" (Rm 8,18). E il secondo pensiero: non dobbiamo divagare lontano; cerchiamo invece i malati lì dove ci vengono incontro e ci sono affidati: in famiglia, sul lavoro, in mezzo agli amici. Sono questi gli infermi e sofferenti che per primi mi vengono affidati, in modo del tutto personale. Ho da servirli come Cristo stesso. "Ero malato, e mi avete visitato" (Mt 25,36).

A nome della Conferenza dei vescovi svizzeri

+ Marian Eleganti, vescovo ausiliare di Coira

[1]   Messaggio di papa Francesco per la 22a Giornata mondiale del Malato 2014 – Fede e carità: "Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1 Gv 3,16).