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Messaggio del vescovo di Sion per la Giornata del Malato – 2 marzo 2008

Laetare – Rallegrati!

Cari fratelli e sorelle,

in questa prima domenica di marzo, la giornata consacrata ai malati, il nostro pensiero si rivolge a voi. Desideriamo, oggi, accordarvi un’attenzione tutta particolare. Preghiamo per voi e vi chiediamo di pregare per noi.

La domenica del malato coincide quest’anno con la quarta domenica di Quaresima, la domenica “Laetare!”. La si chiama così, perché la Chiesa ci invita in questo giorno a rallegrarci: “Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti l’amate. Vi sazierete delle sue consolazioni, deliziandovi, all’abbondanza del suo seno”.

Voi pure siete invitati a rallegrarvi! Forse vi chiederete come può la Chiesa chiedervi questo. E voi ci dite: “Come potrei rallegrarmi mentre soffro, mentre i dolori mi tormentano giorno e notte? Come posso essere gioioso, mentre sono anziano e sono divenuto così dipendente che devo lasciare la mia casa per andare in un ospizio? Chi potrebbe consolarmi mentre soffro di una malattia psichica o fisica incurabile?”.

Potrebbe darsi che la domanda posta nel Vangelo di questa domenica sia anche la vostra. In questo passo del Vangelo di Giovanni (9,1-41) si può leggere il racconto dell’incontro tra Gesù ed un cieco nato. I discepoli domandano a Gesù: “Rabbì, perché questo uomo è nato cieco? Perché ha peccato lui, o perché hanno peccato i suoi genitori?” (Gv 9,2). È una domanda che, talvolta, è posta ancora oggi. Gesù prende tuttavia le distanze da questo modo di vedere le cose e risponde: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori. Ma l’azione di Dio doveva manifestarsi in lui” (Gv 9,3).

Come Gesù, dobbiamo ridire ininterrottamente che la sofferenza non è né voluta né inflitta da Dio. Malgrado tutto, essa fa parte della vita umana sotto una forma o un’altra. Ciò ci porta a porci un’altra domanda: “Qual è il senso della malattia, dell’infermità, della solitudine, della debolezza dovuta alla vecchiaia? Soprattutto quando le sofferenze legate all’età sembrano essere interminabili?”. S. Paolo risponde a questa domanda: “Perciò completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Il servo di Dio che era il Papa Giiovanni Paolo II ha completato questa frase nel seguente modo: “Queste parole sembrano trovarsi al termine di un cammino che percorre alla lunga tutti i tornanti della sofferenza, iscritta nella storia dell’uomo illuminata dalla Parola di Dio. Esse hanno praticamente il valore di una scoperta definitiva che è accompagnata dalla gioia: trovo la mia gioia nelle sofferenze che sopporto per voi” (Col 1,24).

Può darsi che anche voi, cari fratelli e sorelle malati, anziani, handicappati o soli, abbiate la forza – malgrado il peso della vostra sofferenza – di ridire queste parole di S. Paolo e di unire le vostre sofferenze alla sofferenza del Cristo nostro Salvatore, trasformando così questa soffe-renza in una grazia per voi stessi e per i vostri fratelli e sorelle in buona salute.

Nel suo messaggio per la Giornata del malato, il Papa Benedetto XVI rende attenti all’intima comunione che esiste tra la sofferenza degli uomini e la sofferenza di Cristo nel segno dell’Eucaristia. Egli scrive: “L’Eucaristia è il dono del suo Figlio unico, incarnato e crocifisso, dono che il Padre fa al mondo intero. È lui che ci riunisce attorno alla tavola eucaristica, suscitando presso i suoi discepoli un’attenzione benevolente verso i malati e coloro che soffrono; in essi la comunità cristiana riconosce il volto del Signore”.
Il Papa aggiunge ancora che è per questo motivo che “le nostre comunità, quando celebrano l’Eucaristia, devono prendere sempre più co-scienza che l’Eucaristia muove ogni persona a farsi ‘pane spezzato’ per gli altri. Così siamo incoraggiati ad impegnarci nel servizio ai fratelli ed alle sorelle, soprattutto coloro che sono in difficoltà, poiché la vocazione di ogni cristiano è quella di essere veramente, con Gesù, pane spezzato per la vita del mondo”.

Queste parole sono per noi di consolazione. Comprendiamo che la nostra sofferenza unita a Gesù Cristo ha un senso profondo per gli uomini. Con la Vergine Maria, madre dei dolori, possiamo lodare Dio, ringraziarlo nel congiungere la nostra sofferenza a quella del suo Figlio e di portarla alla gloria di una vita nuova.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo tutti coloro che si mettono al servizio dei malati e che vi accompagnano nel vostro cammino di sofferenza. Constatiamo con fiducia che “l’azione di Dio” si manifesta in noi ancora oggi. Con questa fiducia, e con una fede profonda, possiamo poi pregare in verità: “Rallegratevi e bevete alle sorgenti della consolazione divina”.

Che Dio vi benedica!

Sion, 2 marzo 2008

+ Norbert Brunner, vescovo di Sion