09.12.2014

30 anni della Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 01.12.2014

Inizio della visita ad limina della Conferenza dei vescovi svizzeri


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 27.11.2014



Curia romana | 10.11.2014

Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione


Tutti i documenti

© Parlamentsdienste 3003 Bern

SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 26.07.2013

La voce della Chiesa nella società

Messaggio della Conferenza dei vescovi svizzeri per il 1° agosto 2013

In una società pluralistica com'è quella svizzera, ci chiediamo se la Chiesa debba ancora intervenire pubblicamente o piuttosto astenersene. Questa domanda tocca evidentemente ogni Chiesa o religione, ma qui la affrontiamo come Chiesa cattolica.

Parlare di intervento pubblico della Chiesa non significa limitarsi alle dichiarazioni dei vescovi, perché riguarda in primo luogo ogni atto posto da persone mosse dalla fede. Essere cristiano, infatti, deve avere un effetto, altrimenti non significa nulla. Se il cristiano crede che Dio vuol bene agli uomini, si sente chiamato a fare la stessa cosa, manifestandolo nell'attenzione verso coloro che nessuno considera e nel perdono fino all'amore verso i nemici. Troviamo un'ispirazione evangelica molto diretta nella Costituzione federale, il cui preambolo, cominciando con l'invocare "Dio Onnipotente", afferma che la "forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri".

Un'attitudine improntata al Vangelo non è mai ovvia: la vendetta è più immediata del perdono ed ogni società tende a soddisfarsi dell'oblio dei suoi poveri. Eppure il perdono e l'integrazione di chi è debole sono essenziali all'esistenza stessa d'una comunità umana affiatata. Se si percorre la storia attenti a quest'aspetto, si vedrà fino a che punto il Vangelo ha plasmato la nostra società. La vita quotidiana dei cristiani nel nostro Paese continua a plasmare il nostro mondo. Ogni gesto ispirato dal Vangelo – consapevolmente o meno – incide e rappresenta in un certo senso un intervento pubblico.

Come lo rileva un recente studio nazionale, gran parte degli Svizzeri ritiene positivo l'impatto delle Chiese (non solo di quella cattolica) perlomeno sui marginali. Tuttavia non si avverte abbastanza che questo contributo sociale dipende da una fede vissuta:

"Sebbene il cristianesimo goda d'un'immagine positiva [...], non più tutti gli Svizzeri la considerano come punto di riferimento della società. Eppure una maggioranza tende ancora a ritenere che le Chiese nazionali siano utili per le persone socialmente sfavorite. Un ruolo sociale che risulta tuttavia sempre più precario, se è vero che aumentano coloro che si distanziano dalla religione." (cfr. La religiosité des chrétiens en Suisse et l’importance des Eglises dans la société actuelle, PNR 58, p.5).

Le posizioni assunte dai cristiani non sono meramente individuali, perché l'essere umano vive in società e la fede integra questa dimensione comunitaria. Certo, a livello sia individuale sia ecclesiale, l'incidenza dei cristiani non è sempre all'altezza del Vangelo. Ciò intacca la credibilità delle nostre posizioni e la Chiesa l'ha riconosciuto a più riprese chiedendo perdono (soprattutto durante il giubileo del 2000). Il Concilio Vaticano II° è stato radicale affermando:

"Nella genesi dell'ateismo possono contribuire non poco i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione." (Gaudium et Spes, § 19).

Se l'atteggiamento dei fedeli, clero ovviamente incluso, offusca sovente il Vangelo, non significa che questo Vangelo non vada annunciato. Tutt'altro: lo annunciamo, a noi stessi e agli altri, come fonte di rinnovamento offerta da Dio, in grado d'essere accolta dalla nostra libertà. Senza un costante rinnovo, la fede e le sue conseguenze pratiche si affievoliscono e rischiano di scomparire.

Facciamo qualche esempio di ciò che può recare alla società una visione cristiana della vita:

  • l'uomo non è solo materia, un'ottica puramente materialista non basta a renderlo felice. In nome della dimensione spirituale dell'essere umano, non pochi cristiani hanno resistito ai materialismi comunista e nazista del 20° secolo;
  • il bene comune della Svizzera e oltre sollecita da ciascuno di noi la rinuncia ad una parte di ciò che gli spetta: il cristianesimo invita a oltrepassare l'egoismo e ci rammenta che la vita terrena non è l'unica prospettiva;
  • molti nostri concittadini hanno radici cristiane che fanno comprendere in parte i loro principi sociali. La conoscenza di queste radici aiuta a capire la società. Nella misura in cui il fattore religioso assume un ruolo importante nel mondo, il fatto di conoscerlo dall'interno favorisce la nostra percezione del mondo stesso (e ciò può servire anche da un punto di vista economico);
  • la popolazione svizzera annovera quasi un 20% di stranieri, spesso molto attaccati alla religione, così che a questo livello può crearsi un dialogo proficuo tra svizzeri e immigrati. A titolo d'esempio: il Comune di Renens ha attribuito il suo "Merito all'integrazione" 2012 alle missioni cattoliche spagnola, italiana e portoghese;
  • una visione religiosa concorre a dialogare con altre religioni: ciò che molti musulmani temono, per esempio, non è una società cristiana, bensì una società che non lasci alcun posto alla religione. 

Se qualche volta i vescovi intervengono pubblicamente su temi di società, non è solo per istruire la fede dei cattolici, ma anche per proporre a tutti il contributo d'una visione cristiana. Lo facciamo prestando ascolto alle idee altrui e sperando di essere ascoltati con la disponibilità presupposta da una società democratica.

E qualunque cosa capiti, ricordiamoci del monito dell'apostolo Paolo: "guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1a ai Corinzi, 9, 16).

Charles Morerod, Vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, vicepresidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, a nome dei vescovi svizzeri