SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 08.09.2017

Assemblée de la Conférence des évêques suisses (CES) à St. Niklausen


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 06.09.2017

5e session de discussions entre l’Organisation pour la culture et les relations de l’Islam et la Commission pour le Dialogue avec les Musulmans de la Conférence des évêques suisses du 26 au 31 août 2017 en Iran.


Giustizia e Pace | 01.09.2017

La Commissione nazionale Giustizia e Pace motiva il suo SIʼ alla riforma della previdenza vecchiaia 2020 dal profilo dell'etica sociale


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 31.07.2017

Videomessaggio per il 1° agosto per l’inizio del pellegrinaggio a Flüeli Ranft


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SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | Comunicato stampa | 27.01.2009

Solo un primo passo verso la riconciliazione

Riportiamo integralmente la dichiarazione di monsignor Kurt Koch a nome della Conferenza episcopale elvetica riguardo la revoca della scomunica, pronunciata da papa Benedetto XVI il 21 gennaio,ai quattro vescovi lefebvriani.

Con un decreto firmato dal prefetto per la Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re, il Papa Benedetto VI ha revocato il 21 gennaio la pena della scomunica contro i quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X. Questo decreto è l’espressione della volontà del Papa di riassorbire lo scisma con una comunità che conta nel mondo alcune centinaia di migliaia di fedeli e 493 preti. Si è tuttavia prestata poca attenzione al fatto che questi quattro vescovi rimangono “sospesi a divinis”. Non è loro permesso, pertanto, di esercitare il loro ministero episcopale. Diverse reazioni hanno manifestato una rande preoccupazione di fronte a questa decisione del Papa che tende la mano per la riconciliazione. Qui bisogna evitare quivoci: secondo il diritto della Chiesa, la revoca della scomunica non è la riconciliazione o la riabilitazione, ma l’apertura ella strada verso la riconciliazione. Questo atto non è, dunque, la fine, ma il punto di partenza per un dialogo necessario sulle questioni controverse. Di fronte a queste profonde divergenze, questo cammino potrà essere lungo.

L’intervista concessa da uno di questi vescovi alla televisione svedese poco prima della pubblicazione della revoca della comunica ha aggravato le preoccupazioni. Monsignor Richard Williamson vi affermava che non c’è evidenza storica ell’esistenza delle camere a gas e che solo due-trecentomila ebrei sono stati uccisi dai nazisti e non sei milioni. La Chiesa cattolica non può in alcun modo accettare questa negazione dell’Olocausto. Il portavoce vaticano ha preso posizione al momento della pubblicazione del decreto su queste affermazioni assurde e le ha definite “totalmente inaccettabili”. Noi, vescovi svizzeri, facciamo nostra questa condanna e preghiamo i membri delle comunità ebraiche svizzere di scusare le irritazioni di questi ultimi giorni. Coloro che conoscono Benedetto XVI e il suo atteggiamento positivo nei confronti dell’ebraismo sanno che non può tollerare gli sbandamenti indifendibili di monsignor Williamson.

I vescovi svizzeri hanno inoltre appreso che monsignor Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità San Pio X, ha preso le distanze dalle dichiarazioni di monsignor Williamson. Nel passato, tuttavia, i quattro vescovi hanno più volte dichiarato che, insieme alla Fraternità, non accettavano la dichiarazione del Concilio Vaticano II “Nostra aetate” sulle relazioni con l’ebraismo e le religioni non cristiane. Noi, vescovi svizzeri, attendiamo che nel corso delle discussioni condizionali al ristabilimento della comunione e alla revoca della sospensione, i quattro vescovi della Fraternità dichiarino in modo credibile che accettano il Concilio vaticano II e, in particolare, la dichiarazione “Nostra aetate” e che adottino un atteggiamento positivo verso l’ebraismo.