Messaggio in occasione della Giornata svizzera del malato 2026

Autodeterminati e coinvolti

Dal 1943 in Svizzera si celebra la «Giornata del Malato». L’iniziativa è partita da una pneumologa, Marthe Nicati, che aveva notato come i pazienti ricoverati nel suo ospedale soffrissero ancora di più per la malattia e la solitudine con l’avvicinarsi della primavera. Per questo motivo la «Giornata svizzera del malato» si celebra ogni anno in primavera, la prima domenica di marzo.

Una sofferenza condivisa è una sofferenza dimezzata. La malattia e la sofferenza sono più sopportabili quando sentiamo che non siamo soli, che non siamo dimenticati, che restiamo integrati. Il buon samaritano della Bibbia è colui che vede il misero, va da lui e gli dedica il suo tempo e le sue cure. Sapendo che questa cura supera le sue forze, porta il ferito in una locanda, dà all’oste due denari e gli dice: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno” (Lc 10,35).

«Autodeterminazione e coinvolgimento»: questo è il motto della Giornata svizzera del malato di quest’anno. Per noi, una vita autodeterminata ha un valore fondamentale. La malattia e la disabilità limitano questa autodeterminazione. È necessario accettare l’aiuto e le cure degli altri. Penso ad esempio a una donna che conosco, che sopporta con grande pazienza la sua malattia da Covid lungo e affronta la sua situazione di vulnerabilità con fede. Il sostegno concreto della sua famiglia e dei suoi amici, nonché l’aiuto professionale, sono per lei di vitale importanza. In questo modo è integrata e può vivere in modo autodeterminato, per quanto possibile.

Nella Giornata del malato pensiamo anche a tutti coloro che assistono e si prendono cura degli altri negli ospedali, nelle case di cura e a domicilio. Il loro lavoro impegnativo è diventato ancora più difficile a causa della pressione per il risparmio e della carenza di personale qualificato. Ciò è dimostrato in modo impressionante e angosciante anche dal film «Heldin» sul lavoro in un reparto di oncologia. Si spera che il grande successo, anche internazionale, del film non rimanga solo un evento cinematografico. Ciò che le persone che lavorano nel settore sanitario fanno ogni giorno è enorme e merita maggiore apprezzamento. Le condizioni quadro per questo lavoro devono essere migliorate.

Da sempre la cura dei malati è uno dei compiti fondamentali della Chiesa. Il più antico ospedale dell’odierna Svizzera fu fondato dal primo abate del monastero di San Gallo, Sant’Otmar. Ancora oggi le Chiese si impegnano a favore dei malati e di coloro che li assistono. Per coordinare ancora meglio questo impegno e integrarlo nei processi e nelle strutture della politica sanitaria, la Chiesa cattolica romana e la Chiesa evangelica riformata hanno fondato un centro di competenza ecumenico per l’assistenza spirituale nel settore sanitario. Esso ha iniziato la sua attività lo scorso anno.

Nella malattia sentiamo particolarmente quanto dipendiamo dalla vicinanza degli altri e dal loro «diventare prossimo» (cfr. Lc 10,36). Gesù ispira e incoraggia questo agire misericordioso – speriamo ben oltre la Giornata del malato!

Per i vescovi svizzeri e gli abati territoriali

+ Beat Grögli
Responsabile di settore in seno alla Conferenza dei vescovi svizzeri