Il Processo sinodale (2021-2028)

Preparazione e svolgimento del Sinodo sulla Sinodalità (2021-2024)

Il Processo sinodale attualmente in corso è stato avviato da Papa Francesco nel 2021 si svolge in 3 fasi, a loro volta suddivise in diverse tappe. La fase attuale è denominata attuazione.

La prima fase è iniziata a livello diocesano (2021-2022) per poi proseguire a livello nazione (2022) e continentale (2023) quale preparazione delle due sessioni del Sinodo sulla sinodalità che si è svolta in Vaticano nel 2023 e 2024. Per la prima volta dall’istituzione dell’Assemblea sinodale dei vescovi nel 1967, vi hanno partecipato pure dei laici (uomini e donne) quali membri effettivi, prendendo parte alle discussioni e potendo quindi esprimere il proprio voto. L’obiettivo è quello di rafforzare la partecipazione di tutti i membri della Chiesa cattolica a plasmare il suo futuro.

Fase di attuazione (2025-2028)

Come fu il caso nella fase di preparazione, l’implementazione dei risultati del Sinodo sulla sinodalità iniziata nel 2025 debutta a livello diocesano. In Svizzera, la Commissione Sinodalità della Conferenza dei vescovi svizzeri si prefigge di sostenere i vari processi sinodali e di riunire i risultati a livello nazionale. Sulla base del Documento finale del Sinodo, il documento “Tracce per la fase di attuazione” offre delle importanti indicazioni e degli orientamenti concreti per l’attuazione della fase diocesana che dura da giugno 2025 a dicembre 2026. Nel primo semestre 2027 seguirà la valutazione della suddetta fase sotto forma di Assemblee nelle varie Diocesi. Nel secondo semestre 2027, i risultati diocesani saranno poi raccolti in un’Assemblea di valutazione a livello nazionale. Nel primo trimestre del 2028 si terranno le Assemblee di valutazione continentali e infine, nell’ottobre 2028 un’Assemblea ecclesiale in Vaticano chiuderà questo processo sinodale.

Ruoli e responsabilità nella fase di attuazione

Secondo le “Tracce per la fase di attuazione”, il Vescovo diocesano è «il primo responsabile della fase di attuazione in ogni Chiesa locale». Egli deve avviare tale fase e indicarne i tempi, i metodi e gli obiettivi, accompagnandone lo svolgimento. Lo stesso vescovo conclude la fase convalidandone i risultati, nomina e accompagna l’équipe sinodale diocesano – di cui può far parte lui stesso. Il compito principale di queste équipe sinodali è «promuovere e facilitare la crescita del dinamismo sinodale nei contesti concreti in cui vive ogni Chiesa locale». A tal fine, essi identificano gli strumenti e le metodologie appropriate, anche nel campo della formazione, e incoraggiano l’attuazione di tali iniziative. Tali équipe motivano con ciò a «rendere il processo sinodale più capillare e partecipativo», incoraggiano la formazione di moderatori e moderatrici e coordinano i loro interventi. Le équipe sinodali incoraggiano inoltre la formazione sinodale nella Diocesi. Concretamente, tali organismi di partecipazione sono chiamati ad «adempiere alla responsabilità consultiva». Essi devono partecipare ai processi «di discernimento delle priorità pastorali o di rinnovamento delle strutture e dei processi decisionali». Le équipe sinodali sono dunque responsabili di «raccogliere i frutti del processo di attuazione». Infine, il Vescovo diocesano riconoscerà e confermerà «la validità delle relazioni in funzione del cammino percorso insieme dalla comunità diocesana».

Ambiti d’azione della fase di attuazione

Il documento finale del Sinodo sulla sinodalità identifica tre dimensioni di una Chiesa sinodale: la comunione, la partecipazione e la missione.

  • Il termine “comunione” sottintende la dimensione spirituale, la prospettiva d’inclusione, la corresponsabilità, la fiducia, la sussidiarietà, la solidarietà, la trasparenza, la responsabilità, il fatto di essere in cammino assieme, ognuno con le proprie responsabilità;
  • “partecipazione”, d’altro canto, considera la formazione, l’uguaglianza di dignità nel battesimo e la possibilità di una codecisione;
  • infine, con “missione” si mette in risalto la credibilità della Chiesa, l’umiltà, l’apertura al mondo, al cambiamento, alla conversione interiore, nonché la grande sfida dell’evangelizzazione.

Ogni iniziativa di attuazione dei risultati del Sinodo può dunque essere esaminata alla luce di questi tre concetti-chiave per quanto concerne la qualità sinodale della vita comunitaria e diocesana.

Tracce per la fase di attuazione

Nelle Tracce pubblicate dalla Segreteria del Sinodo si fa riferimento a diversi ambiti già menzionati e approfonditi dal Documento finale. L’obbiettivo principale di questa fase è indicare quali passi siano stati compiuti in questi ambiti concreti:

  • promozione della spiritualità sinodale;
  • accesso effettivo di donne e uomini “non ordinati”, laici e consacrati, a funzioni di responsabilità e di leadership che non richiedono il sacramento dell’Ordine;
  • sperimentazione di forme di servizio e di ministero che rispondano alle attuali esigenze pastorali in diversi contesti;
  • pratica del discernimento ecclesiale;
  • avvio di processi decisionali di tipo sinodale;
  • sperimentazione di forme appropriate di trasparenza, responsabilità e valutazione;
  • istituzione nelle diocesi e nelle parrocchie degli organismi di partecipazione previsti dal diritto e rinnovamento delle loro modalità di funzionamento in chiave sinodale;
  • svolgimento regolare di assemblee ecclesiali locali e regionali;
  • rafforzamento del Sinodo diocesano e dell’Assemblea eparchiale;
  • rinnovamento in chiave sinodale-missionaria delle parrocchie;
  • verifica del carattere sinodale dei percorsi di iniziazione cristiana e, più in generale, dei percorsi di formazione e delle istituzioni a essi assegnate.

Che cos’è un Sinodo?

Sinodo deriva dal greco sunodos, che significa “viaggio fatto insieme”, da cui il significato di “assemblea deliberativa”. Il Sinodo dei Vescovi riunisce questi ultimi per discutere della missione della Chiesa cattolica nel suo insieme e dell’unità della fede al suo interno. Un sinodo è pertanto una forma di espressione della collegialità della Chiesa, cioè dell’unità nella diversità in seno Chiesa nonché della natura universale della sua missione d’annuncio e testimonianza del Vangelo.

Un Sinodo ha la forma di un’assemblea consultiva convocata dal Papa. Questo lo distingue da un Sinodo diocesano, che è convocato da un vescovo nella propria Diocesi. Lo scopo del Sinodo è quello di informare e consigliare il Papa. Il Santo Padre può anche conferirgli un ruolo deliberativo, purché le decisioni siano da lui ratificate. Se il Papa non presiede personalmente il Sinodo, nomina uno o più presidenti delegati per ogni sessione.

All’interno della Curia romana esiste una Segreteria permanente per il Sinodo, guidata da un Segretario generale che ha il compito di preparare e seguire le sessioni nonché applicare le conclusioni dei lavori sinodali. Il Segretario generale collabora con il Relatore generale, che è responsabile della stesura della “relazione introduttiva al dibattito”, un documento destinato ad avviare le discussioni. Inoltre, redige il documento conclusivo. Al termine del Sinodo, i vescovi adottano una relazione che viene sottoposta al Papa e spesso include un messaggio al mondo. Il Papa, a condizione che abbia ratificato le conclusioni presentate, spesso riprende gli elementi della relazione in un documento pubblicato sotto la propria responsabilità. Questo documento è solitamente un’esortazione apostolica post-sinodale.