SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 04.06.2013

«Insieme ce la faremo»

Appello delle Chiese e delle Comunità religiose in occasione della Domenica e del Sabato dei rifugiati del 15/16 giugno 2013

Noi abitanti della Svizzera abbiamo un rapporto contrastante con la questione dei rifugiati. Mentre mettiamo continuamente alla prova la nostra disponibilità per i rifugiati, tendiamo comunque ad assumere un atteggiamento di difesa.

Il nostro popolo dimostra grande disponibilità nell’aiutare le persone bisognose e nell’alleviare le diverse forme di dolore attraverso le opere assistenziali e le istituzioni sociali. Negli ultimi decenni e fino ad oggi la popolazione svizzera ha raccolto offerte per miliardi di franchi a favore delle opere assistenziali e impiegato in modo generoso i soldi provenienti dalle imposte. Nel contempo si fanno sentire voci negative e ammonitrici quando si parla dell’atteggiamento nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Bisogna prendere sul serio anche queste voci, perché trovano origine nell’esperienza dolorosa che il nostro aiuto ha un limite.

Fuga e migrazione non sono fenomeni nuovi. L’uomo viaggia già nella Bibbia, diventa un estraneo al di fuori dei dintorni familiari e della quotidianità abituale, si ritrova privo di radici sociali. Quello che oggi però è nuovo sono la portata e l’intensità con la quale si manifesta la moderna migrazione dei popoli nelle sue svariate forme. 

Ogni anno milioni di persone vengono cacciate dai loro Paesi di origine in seguito a conflitti bellici, crisi economiche e catastrofi ambientali e alimentari. Sono costrette a trovare un riparo e a costruirsi una nuova esistenza. Possibilmente trovano accoglienza in un Paese confinante, ma molti devono recarsi in Paesi lontani e sconosciuti. Queste persone diventano nostri vicini, coinquilini, i nostri prossimi quasi dalla sera alla mattina.

La nostra fede difende senza compromessi la dignità dell’uomo contro le varie forme di umiliazione. La Bibbia proclama l’uomo quale immagine di Dio. Questa è la ragione per cui dobbiamo impegnarci per le persone perseguitate e disonorate: l’ebraismo e il cristianesimo insegnano che l’uomo è una creatura di Dio, chiamata a essere immagine di Dio. Se qualcuno si trova nel bisogno, non è solo l’amore per il prossimo che ci impone di aiutarlo, bensì anche un vero e vivo amore per Dio. Non possiamo amare Dio e lasciare andare in rovina la persona che è creatura e immagine di Dio.

Situazioni di emergenza che irrompono, problemi che vanno affrontati, difficoltà che si accumulano possono essere superati solo dove la solidarietà unisce la gente per agire insieme: proprio nel senso del motto scelto per la Domenica dei rifugiati di quest’anno, ovvero «Insieme ce la faremo!».

Gottfried Wilhelm Locher                                                       Vescovo monsignor Markus Büchel

Presidente del Consiglio                                                        Presidente

Federazione delle Chiese evangeliche                              Conferenza dei vescovi svizzeri CVS

della Svizzera FCES

Vescovo monsignor Dr. Harald Rein                                   Dr. Herbert Winter, Presidente

Chiesa cattolica cristiana svizzera                                       Federazione svizzera delle comunità israelitiche FSCI