SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 21.05.2017

Inauguration du pavillon suisse « Prophezey » à l’exposition universelle de la Réforme à Wittenberg


Membro CVS Membro CVS | 30.01.2017

Messaggio dei Vescovi per la Domenica del malato 5 marzo 2017


19.01.2017

Coordinamento Terra Santa 2017 – Comunicato finale


Santo Padre Santo Padre | 21.12.2016

La nonviolenza: stile di una politica per la pace


Tutti i documenti

Eglise paroissiale à Marly FR (Photo: Bernard Bovigny)

SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 03.11.2015

La collaborazione tra presbiteri, diaconi e operatori/operatrici pastorali nell’ambito della celebrazione eucaristica

Cari confratelli nel ministero presbiterale e diaconale e care operatrici e operatori pastorali,

la rapida trasformazione della nostra società, percepibile da tutti, concerne anche la Chiesa. Oggi i cattolici praticano la loro fede in modo diverso da pochi decenni fa. I preti giovani si son fatti rari, il numero degli assistenti pastorali regredisce, le strutture pastorali tradizionali non corrispondono più in molti luoghi alle esigenze del nostro tempo. Le diocesi si confrontano con le nuove esigenze e adattano le loro strutture pastorali e questo determina in taluni fedeli e pastori angoscia e incertezza. Noi vorremmo, con il presente messaggio, offrirvi delle piste di orientamento e darvi il nostro sostegno su due punti, che ci sembrano particolarmente importanti e urgenti: la celebrazione dell’Eucaristia e la collaborazione tra preti, diaconi e assistenti pastorali laici.

Noi Vescovi siamo spesso sottoposti a interrogativi sulla Messa e sul modo di celebrarla. Le persone avvertono l’importanza fondamentale dell’Eucaristia. Ciò che in effetti conta primariamente per la Chiesa è la presenza di Gesù Cristo. Noi gli andiamo incontro, annunciamo lui e non noi stessi, perché lui è veramente Dio fatto uomo. Egli rimane tra i suoi amici in modo speciale grazie all’Eucaristia. È decisivo che noi rinnoviamo il nostro convincimento per questo dono, così da viverne.

La Chiesa cattolica crede che nella celebrazione della Messa il pane e il vino cessano di essere tali per diventare il corpo e il sangue di Cristo. È così che accogliamo alla lettera le parole di Cristo: “Questo è il mio corpo … questo è il mio sangue”. Sono parole sorprendenti, che devono provocare stupore innanzitutto in noi preti: siamo capaci con le nostre sole forze di consacrare il pane e il vino per trasformarli nel corpo e nel sangue di Cristo? No, questa capacità non viene da noi stessi ed è per questo che c’è bisogno di un dono di Dio: il sacramento dell’Ordinazione presbiterale. Esso è dispensato dai vescovi, successori degli apostoli, che a loro volta l’hanno ricevuto per dispensarlo ad altri. Se un uomo riceve questo sacramento e dunque è ordinato prete, riceve la capacità di compiere qualcosa che lo sorpassa totalmente: da quel momento può prestare la sua bocca (e tutta la sua vita) a Cristo, così da dire in suo nome: “Questo è il mio corpo” o “I tuoi peccati sono perdonati”. Nessun prete può adempiere questo mandato in nome d'una presunta perfezione. Sappiamo bene di non essere perfetti, come sappiamo bene che questo incarico supera infinitamente ciò che noi potremmo umanamente compiere. Fossimo anche mille volte migliori di ciò che siamo, sempre avremmo bisogno dell’Ordinazione. Ciò che diamo non viene da noi e non è per noi che la gente viene in chiesa: è Cristo che si dona a noi nell’Eucaristia!

Gesù è presente nell’Eucaristia e rimane con i suoi amici nel suo corpo glorioso, in modo discreto e nascosto nei doni del pane e del vino, affinché noi viviamo per mezzo suo. Questo è il cuore della vita della Chiesa, il suo più vero tesoro! Tutta la vita della Chiesa si muove attorno a questa perla, alla quale noi preti prestiamo la nostra voce e consacriamo la nostra vita.

Cinquant’anni fa nella pastorale e nella catechesi eravamo attivi quasi solo preti e suore, mentre oggi il numero dei diaconi e degli operatori laici prevale. Si tratta di uno sviluppo confortante, che permette ai vari carismi, differenti e complementari, di testimoniare l’esistenza di un solo corpo costituito da molte membra (cf 1 Cor 12,1-11 e LG 7). Noi vescovi ne siamo grati e apprezziamo i preziosi servizi che in ogni settore della vita ecclesiale sono offerti da laici e in particolare da laiche.

Questo sviluppo implica chiaramente alcune difficoltà. Esse emergono nelle diverse diocesi con modalità differenziate, dato che le tradizioni, le mentalità, i cammini di formazione, le risorse finanziarie e le possibilità di impiego sono diversissime tra le varie diocesi. La nuova collaborazione tra preti e laici, rispettosa dei vari ministeri, va imparata e applicata. [1] Ci troviamo nel bel mezzo di questo processo, che si attua in modalità diverse tra Svizzera tedesca, Romandia e Ticino. Questo appare più chiaramente dove forze laiche sono impiegate in modo stabile nella pastorale, con un contratto di lavoro. La posta in gioco riguarda tuttavia l’insieme dei servizi pastorali professionali, diaconato compreso. Perché, in fin dei conti, il ruolo del presbitero rimane oggi come ieri determinante nella cura pastorale. Ciò implica difficoltà nella delimitazione delle competenze e nella precisazione della propria identità. Questo elemento insieme alle profonde mutazioni nelle parrocchie, unità pastorali, settori pastorali e specifici servizi, si ripercuotono in svariate iniziative, rivendicazioni, lamentele e anche pubblicazioni. [2]

Una commistione dei ruoli di prete, diacono, agente pastorale laico, che qua e là si constata, non si giustifica né dal punto di vista biblico né da quello della teologia sacramentale. E nella prassi non porta a niente, perché non permette di vivere la complementarietà nella collaborazione. Se si annacquano le specifiche caratteristiche delle vocazioni e dei profili professionali, la stessa pastorale delle vocazioni perde la sua base e il suo significato. Ne nasce una confusione che “clericalizza” numerosi laici e “laicizza” numerosi preti. La “Chiesa clericale”, che il Concilio Vaticano II ha voluto superare rinnovando la teologia del laicato, sembra quindi persistere.

Per ogni ministero nella Chiesa è fondamentale il principio neotestamentario del servizio. Ogni ministero è servizio. Nel contempo vogliamo ricordare che i ministeri di prete, diacono, assistente pastorale si distinguono essenzialmente tra di loro, anche se tutti insieme mirano alla costruzione del corpo di Cristo. [3] Il corpo ha molte membra, ma non tutte le membra hanno la stessa funzione (cf Rm 12,4). Sulla base della struttura sacramentale della Chiesa tutti i fedeli partecipano, grazie al battesimo e alla cresima, al triplice servizio di Cristo (sacerdote, re, profeta); per i diaconi e i presbiteri si aggiunge la partecipazione che conferisce il sacramento dell’Ordine. Specialmente nella celebrazione dell’Eucaristia che presiede sempre nella persona di Cristo, capo della Chiesa, il presbitero testimonia che tutto nella Chiesa viene da Cristo. [4]  Questa funzione del prete rimane tale anche nelle mutate situazioni dei nostri tempi. Una delle sue mansioni è di tenere l’omelia nella Messa, dove non si può separare la mensa della Parola da quella del Pane. [5]

Siamo convinti che, nella quotidianità della vita parrocchiale, queste norme da noi emanate si scontrano con molte difficoltà, anche perché i fedeli nutrono delle aspettative che noi non possiamo colmare. Sappiamo anche che preti e operatori laici sono a volte oberati di lavoro. Li vogliamo incoraggiare a delegare tutti quei compiti che non promanano dall’Ordine sacro o dal mandato del Vescovo (missio canonica). Ciò richiede fiducia. Ma è così che la vita della Chiesa sarà quella del popolo di Dio, a cui tutti i suoi membri possono e devono contribuire con i loro carismi e ministeri, nel quadro della struttura sacramentale e del diritto della Chiesa.

Come vescovi vi ringraziamo per il vostro servizio nelle diocesi e vi auguriamo di compierlo con la benedizione di Dio.

 

Friborgo, 2 settembre 2015

I vescovi svizzeri

[1] Papa Francesco scrive nel suo discorso consegnato ai vescovi svizzeri il 1° dicembre 2014 sui ministeri a tempo pieno e sul volontariato nella Chiesa da parte dei laici: “La missione dei laici nella Chiesa ha, di fatto, una notevole importanza, poiché essi contribuiscono alla vita delle parrocchie e delle istituzioni ecclesiali, sia come collaboratori sia come volontari. È bene riconoscere e sostenere il loro impegno, pur mantenendo la chiara distinzione tra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio del servizio. Su questo punto vi incoraggio a proseguire la formazione dei battezzati rispetto alle verità di fede e al loro significato per la vita liturgica, parrocchiale, familiare e sociale e a scegliere i collaboratori con cura. In tal modo permetterete ai laici di inserirsi veramente nella Chiesa, di occuparvi il posto che spetta loro e di rendere feconda la grazia battesimale ricevuta, per andare incontro insieme alla santità e operare per il bene di tutti”.

[2] Cf per la Svizzera: Commissione di pianificazione pastorale della Conferenza dei vescovi svizzeri, Seelsorgeberufe in Veränderung, San Gallo, Edizioni SPI, 2014 (in francese: Pastorale: des professions en mutation).

[3] Cf Istruzione interdicasteriale su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti, 15.8.1997; Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II “Lumen Gentium” del 16.11.1964, n. 10.

[4] Cf Decreto del Concilio Vaticano II “Presbyterorum ordinis” del 7.9.1965, n. 2.

[5] Cf Direttorio omiletico della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti del 29.6.2014, n. 5.