SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 08.09.2017

Message de la Conférence des évêques suisses à l’adresse des agents pastoraux, prêtres, diacres et laïcs


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 31.07.2017

Niklaus von Flüe 2017



SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 21.05.2017

Inauguration du pavillon suisse « Prophezey » à l’exposition universelle de la Réforme à Wittenberg


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Melilla (Foto: CC/Stéphane M. Grueso)

10.06.2015

Appello delle Chiese e Comunità religiose in occasione della Domenica dei rifugiati e del Sabbat dei rifugiati del 20/21 giugno 2015

25 anni fa, quando cadde il Muro di Berlino e, come conseguenza diretta, i regimi politici del blocco orientale si sgretolarono uno dopo l’altro, molti videro in questi avvenimenti la prova definitiva che i sistemi basati sulla repressione, sullo sfruttamento e sull’isolamento non hanno consistenza e che alla fine vince il bene. Le immagini da Berlino cariche di emozioni che avevano fatto il giro del mondo mostravano persone estranee che si abbracciavano, cantavano e ballavano insieme, davanti e sopra il muro. Questo evento storico è quindi celebrato non da ultimo anche come grande vittoria del diritto umano alla libertà di emigrare e di viaggiare.

Oggi, a 25 anni di distanza, si sentono chiare voci che dicono che dalla caduta del Muro il mondo è sì diventato più libero, ma che è tuttora ingiusto e soprattutto meno sicuro. Le svariate forme di ingiustizia e repressione sociale che regnano a livello mondiale e l’impulso irrefrenabile delle persone a fuggire da queste circostanze e cercare rifugio da noi, si concentrano oggi in parole chiave come «Lampedusa», «filo spinato di Melilla» e «Mediterraneo, tomba dei migranti».

In quanto eredi della concezione dell’essere umano ebraico-cristiana, le questioni delle persone in fuga devono essere per noi un compito da affrontare. Già ai tempi della Bibbia la gente era in fuga: da detentori del potere politico, dalle carestie e da concrete persecuzioni personali. C’era una cosa che li accomunava tutti: la partenza verso l’ignoto e la paura dello stesso.

La Bibbia ci racconta di numerosi destini di profughi, ricollegandoli all’esortazione di non reprimere le persone estranee, ma di concedere loro dei diritti. I destini dei profughi e delle migrazioni bibliche assumo addirittura una dimensione divina: Dio ama gli estranei e offre loro cibo e vestiti (Dtn 10,18).

I flussi migratori scatenano paure: paura davanti all’estraneo, paura di perdere la propria sicurezza sociale e politica. Queste paure sono comprensibili. È vero che nell’ambito della globalizzazione economica e del progresso tecnologico il mondo si avvicina sempre di più, ma è anche vero che è più diviso che mai.

Davanti a questo scenario, la Domenica dei rifugiati e il Sabbat dei rifugiati di quest’anno ci invitano a non schiudere il nostro rapporto verso la fuga e la migrazione solo in modo selettivo in base agli interessi economici. Siamo esortati a costruire con gli stranieri una comunità relazionale di persone che imparano le une dalle altre e si arricchiscono a vicenda.

 

Conferenza dei vescovi svizzeri
Msgr. Markus Büchel, vescovo

Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera
Gottfried Wilhelm Locher, Presidente del consiglio

Chiesa cattolica cristiana svizzera
Msgr. Dr. Harald Rein, vescovo

Federazione svizzera delle comunità israelitiche
Dr. Herbert Winter