SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 28.07.2014


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 28.07.2014

La versione integrale del messaggio dei Vescovi svizzeri per il 1° agosto 2014


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 28.07.2014


Comunicato per il messaggio dei Vescovi svizzeri per il 1° agosto 2014

SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 28.07.2014

Comunicato per il messaggio dei Vescovi svizzeri per il 1° agosto 2014

Mezz'anno dopo l'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" e qualche mese prima dell'iniziativa "Ecopop", il vescovo emerito di Lugano, mons. Pier Giacomo Grampa, a nome dei confratelli vescovi della Svizzera, ci invita a riflettere su quel che fa l'"identità" della Svizzera, sul rapporto che intratteniamo con gli "stranieri" e come ci immaginiamo la convivenza nel nostro Paese. E ci mette in guardia sugli "stranieri invisibili", che sono veramente da temere.

Mons. Grampa rammenta l'"identità del popolo svizzero", da sempre fatta di lingue, confessioni, culture e tradizioni diverse. In Svizzera, nazione "per volontà" (Willensnation), convivono cultura liberale e socialista, riformata e cattolica, urbana e agraria. I valori cristiani permangono tuttora incardinati nel popolo svizzero. Mons. Grampa invita a riattualizzarli: "Occorre interpretarli, spiegarli nel loro significato ma soprattutto nella loro applicazione pratica".

Ciò è tanto più necessario se vogliamo opporci alla strumentalizzazione di presunti valori cristiani da parte di movimenti antistranieri: "Oggi questi valori sono troppo spesso sbandierati e proclamati da chi strumentalmente vuole brandirli contro un nemico (l'altro, lo straniero, il musulmano). Se da parte delle Chiese, della comunità cristiana, questi valori si limitano ad essere ripetuti e non interpretati, si rischia di creare un effetto identificativo tra il credente e coloro che usano questi valori per “difendere le nostre tradizioni cristiane”, senza comprenderle e soprattutto senza viverle. Avremo alla fine un sacco di buoni cristiani convinti che per difendere il cristianesimo bisogna limitare l’accesso agli stranieri, impedire loro alcuni diritti, costruire muri e barriere."

Dopo l'accettazione dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa", gioverà ripensare il nostro rapporto con gli stranieri. Proprio per questo mons. Grampa ci ammonisce a non tacciare di xenofobo ogni sostenitore dell'iniziativa. Infatti, il disagio avvertito da tante persone ha radici anche sociali: "Si è giunti al punto da privare del lavoro nostri operai, per sostituirli con mano d’opera estera retribuita con salari risibili. Questa vergogna va combattuta ed eliminata, imponendo per i diversi settori un salario minimo. Malgrado il suo netto rifiuto in occasione dell'ultimo verdetto popolare, il problema rimane acuto."

Mons. Grampa esorta a non affrontare ingenuamente la questione degli stranieri. Occorre prendere sul serio le reali paure della gente, perché "negare la paura è negare la realtà." Per il vescovo, il modo più conseguente di superare queste paure è l'incontro: "La regola del 'guardare negli occhi una persona' quando si fa l’elemosina vale anche per quando si incontra una persona che non si conosce. In questo caso lo straniero. Si apre una prospettiva diversa."

Mons. Grampa non nasconde che esistono 'stranieri' di cui dobbiamo aver paura: "Sono gli stranieri 'invisibili', senza volto. Sono quelli impossibili da incontrare, ma che condizionano la nostra vita e sono reali minacce alla nostra convivenza. Sono società finanziarie internazionali che fanno crollare interi sistemi economici solo spostando ricchezza, senza crearla. Sono i clan malavitosi che comprano a man bassa locali e negozi, riciclando denaro attraverso società di trasferimento internazionale o gestiscono centri di massaggio dietro i quali si pratica la prostituzione." E' pur vero che questo tipo di 'straniero' non forma colonne in autostrada e non ruba nelle nostre case: "ma ci conquista in modo ancor più invadente e subdolo. Rubandoci coscienza e cultura."

Rammentando ciò che contraddistingue la nostra identità e la nostra cultura, i vescovi svizzeri augurano a tutti i concittadini e concittadine in Svizzera un lieto 1° agosto.

 

Mons. Pier Giacomo Grampa