diagnostic préimplantatoire (Image: flickr CC BY-SA 2.0)

Comunicato stampa | 25.04.2016

In nome della dignità umana, no alla diagnosi preimpianto

Presa di posizione in merito alla votazione sulla Legge sulla medicina della procreazione

La Commissione di bioetica della Conferenza dei vescovi svizzeri rifiuta la modifica della Legge sulla medicina della procreazione che intende fissare le condizioni dell’introduzione della diagnosi preimpianto in Svizzera.

La popolazione svizzera si pronuncerà il 5 giugno prossimo sulla modifica della Legge sulla medicina della procreazione (LPAM) che intende abolire il divieto della diagnosi preimpianto (DPI) e determinare le condizioni della sua autorizzazione in Svizzera. La Conferenza dei vescovi svizzeri così come la sua Commissione di bioetica si sono pronunciati più volte contro l’introduzione di questa tecnica in Svizzera. La modifica della LPAM proposta dal Parlamento e sostenuta dal Consiglio federale contiene diversi aspetti altamente problematici dal punto di vista etico.

Anzitutto la Commissione tiene a sottolineare ancora una volta che la DPI pone di per sé stessa gravi problemi etici: si tratta di una tecnica di selezione di embrioni ottenuti per fecondazione artificiale (FIV) con l’obiettivo di assicurarsi che il nascituro non sia portatore di una malattia ereditaria grave. Gli embrioni non impiantati sono distrutti, congelati o utilizzati per la ricerca. Autorizzare la DPI significa dunque acconsentire a selezionare chi è degno di vivere e chi no.

In merito alla modifica della LPAM, la Commissione attira l’attenzione su tre punti molto problematici:

Primo, il progetto di legge prevede un allargamento della pratica della DPI, rendendola disponibile non solo alle coppie portatrici di una malattia ereditaria grave, ma a tutte le coppie che ricorrono a una fecondazione artificiale (FIV). Il che conduce ad uno screening generalizzato di tutti gli embrioni che si trovano al di fuori del corpo materno. Le conseguenze sono gravi: vi è d’una parte un aumento esponenziale del numero di “embrioni sovrannumerari”. Dall’altra parte si decreta che una malattia genetica come la Trisomia 21 giustifica la selezione. Ne risulta una stigmatizzazione  delle persone che vivono in questa situazione di handicap.

Secondo, la modifica della LPAM prevede l’autorizzazione a conservare gli embrioni ottenuti tramite la FIV, congelandoli. Si tratta di una procedura che tratta l’embrione come un oggetto da conservare fino al momento in cui se ne ha bisogno. La congelazione implica inoltre un intervento radicale nella storia di un essere umano e viola dunque la dignità umana.

Terzo, il numero di embrioni che possono essere sviluppati per ciclo è fissato da questa legge a dodici. Si tratta di una cifra arbitraria.

Queste considerazioni confermano l’argomento del “pendio scivoloso”. Contrariamente al progetto di legge proposto dal Consiglio federale nel 2013, la proposta attuale prevede un’introduzione della DPI molto più ampia. Niente ci permette di pensare che ci si fermerà a questo stadio e che in un futuro più o meno prossimo non si procederà anche all’autorizzazione di ulteriori applicazioni della DPI (come il “bambino salvatore” per esempio).

Per tutte queste ragioni, la Commissione di bioetica della Conferenza dei vescovi svizzeri ritiene che le disposizioni di questo progetto di legge non rispettino la dignità inviolabile dell’essere umano. Infatti, una società è autenticamente umana quando, pur lottando contro la sofferenza e la malattia, si dimostra capace di accogliere ogni persona nella sua dignità e di far posto ai più piccoli e ai più vulnerabili.