Giornata dei diritti umani 2016

Giustizia e Pace | Comunicato stampa | 08.12.2016

Giornata dei diritti umani 2016: non negoziabilità della dignità umana

Dans de nombreux domaines, le respect des droits humains ne va pas de soi : migration, mondialisation et commerce international, changement climatique, protection de l’environnement, début et fin de vie. La protection de la dignité n’a rien à voir avec la libre disposition de soi, bien au contraire : la dignité précède toujours l’autodétermination. L’être humain ne peut garantir lui-même sa dignité, c’est donc toujours la dignité d’autrui qu’il faut protéger. C’est la conviction que les Églises catholique romaine, catholique-chrétienne et protestantes de Suisse rappellent à l’occasion du 10 décembre, journée internationale des droits humains.

 

Tra il dire e il fare

La dignità umana non è opinabile

 

«Ma Lui mi ha risposto: “Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta in tutta la sua forza proprio quando uno è debole”. È per questo che mi vanto volentieri della mia debolezza, perché la potenza di Cristo agisca in me».

2 Corinti 12,9

 

La globalizzazione e i rapidi sviluppi tecnologici ci hanno messo a portata di mano il mondo intero. Nel «villaggio globale» non esiste ormai più regione, alla quale non si possa accedere da qualunque postazione. Le tecnologie satellitari e informative rendono visibile qualsiasi angolo del pianeta. Le biotecnologie consentono di gettare sguardi inediti nella profondità medesima dell’esistenza. Quasi nulla rimane nascosto, quasi tutto può essere spiegato sul piano scientifico. Ci stiamo sforzando in tutti i modi di togliere noi stessi e l’ambiente circostante da ogni incanto, spinti dall’idea di non lasciare più nulla al caso.

È questa grossomodo la forma in cui si presenta il mondo agli esseri umani dell’emisfero nord. Approfittiamo delle maggiori conquiste tecnico-scientifiche. Non solo è progressivamente cresciuta la nostra speranza di vita, bensì con essa è migliorata anche la nostra qualità di vita. Simili evoluzioni diventano però problematiche, se avvengono a discapito di altre persone, alle quali è impedito l’accesso a un esistenza dignitosa, felice e prospera. È in un contesto globale che si presentano le condizioni precarie delle nostre modalità esistenziali, per cui già il luogo di nascita, l’origine e il contesto sociale determinano se vivremo dalle parte del luce o del buio. Alle persone più sfavorite, private dell’essenziale, risulta particolarmente crudele la mancanza di condizioni quadro, come pure la possibilità di decidere della propria vita. I progressivi cambiamenti climatici incidono pesantemente sui presupposti esistenziali di un numero crescente di esseri umani, per i quali si pone in maniera drammatica la questione della loro medesima sopravvivenza. Nelle società del benessere e della tecnica dell’emisfero nord, dove oramai più nulla è lasciato al caso, simili esperienze di mancanza di condizioni quadro costituiscono eccezioni. E gli interrogativi etici che tali situazioni pongono sono spesso considerati elementi di disturbo della laboriosità tecnico-scientifica ed economica. Pagano il maggiore prezzo dell’impossibilità di disporre di condizioni di vita dignitose quanti sono costretti a sperimentare forme perverse d’impotenza politica ed economica. Sono le vittime di violenze e ingiustizie immani, che subiscono le conseguenze dei mutamenti climatici senza avere diritto di parola o di decisione.

Tutto ciò riguarda gli esseri umani che risiedono in regioni terrestri devastate dalla povertà e dal terrore politico, dalla violenza e dalla corruzione. Ciò vale però anche, benché in forma diversa, per gli embrioni e i feti che, in Occidente, in seguito alle diagnosi prenatali, risultano affetti da disabilità. Nell’una e nell’altra situazione, una parte dell’umanità si arroga il diritto di decidere in piena autonomia sull’esistenza dell’altra parte dell’umanità. I sazi decidono per gli affamati, i potenti per gli inermi, i nati per quanti ancora non sono nati. Ed è forse solo una questione di tempo, per cui le persone molto anziane dovranno giustificare che sia loro ancora concesso di vivere in maniera dignitosa e rispettosa nella nostra società, a pari titolo di quanti conducono un’esistenza autonoma ed finanziariamente attrattiva.

A fronte di simili posizioni minacciose, non bastano gli appelli generici a favore della dignità umana. È per contro necessario un cambio di mentalità, a cui faccia seguito un altro modo di agire. La pretesa di poter determinare tutto quanto nega un posto specifico alla dignità umana nel mondo. La dignità umana rimanda infatti a ciò che deve restare sempre fuori dalla nostra portata. L’idea fissa di poter fare tutto ciò che si vuole non ammette il pensiero di accettare qualcosa così com’è, perché è bene che sia com’è. La dignità umana e creaturale non può essere frutto di un atto deliberato, deve essere invece riconosciuta e accolta. La dignità umana può essere ammessa e salvaguardata soltanto se il delirio d’onnipotenza è spezzato dalla saggezza del lasciare che le cose siano come sono.

È una caratteristica umana la consapevolezza di non bastare a se stessi. L’essere umano moderno ha invece l’ambizione di volersi migliorare a tutti i livelli. Il Cristianesimo ha tratto dalla medesima prospettiva la conseguenza opposta e si lascia interpellare da Dio con le parole rivolte all’Apostolo Paolo: «Ti basta la mia Grazia». Qui si cela per intero il concetto di dignità. Ti basta la mia grazia significa, nel medesimo tempo: i doni di Dio sono sufficienti! Le predisposizioni individuali di ogni essere umano costituiscono la sua dignità propria, come dono divino, sottraendola alla pretesa di disporne a piacimento. I doni di Dio non necessitano di perfezionamento umano. Proprio quanto appare ai nostri occhi imperfetto risulta nella prospettiva di Dio essere quel bene di cui non possiamo disporre liberamente. La dignità non è una qualifica di quanto è fatto, bensì esclusivamente di quanto è donato. Attribuire alla creatura il titolo della dignità non ci richiede di renderla conforme alla nostra immaginazione, ma piuttosto di proteggerla dalla sofferenza e dal disprezzo. L’arbitrio è l’inizio dell’umiliazione.

La salvaguardia della dignità non è una questione legata all’autodeterminazione, bensì ne è il presupposto. Nessun essere umano può garantirsi da sé la propria dignità. Perciò la salvaguardia della dignità vale sempre per l’altra persona. La salvaguardia della dignità non può che essere universale. La salvaguardia della dignità è universale, quando non solo le risorse della terra sono distribuite in modo equo tra tutti i membri indistintamente della famiglia umana, ma anche quando le minacce e le preoccupazioni sono riconosciute e affrontate insieme. Salvaguardia della dignità e del clima si corrispondono, poiché non tengono conto delle frontiere stabilite dagli esseri umani. La Bibbia suggerisce tale sguardo con il concetto di prossimità, di amore per il prossimo. Riguarda la persona nel suo insieme, a cui non si chiede primariamente del suo passaporto, della sua origine, della sua fede o della sua integrità morale. Ciò vale ovviamente nella parabola del Samaritano misericordioso nei confronti di persone nel bisogno. Le nostre logiche efficientiste ne producono però di continuo.

 

Berna/Friburgo, dicembre 2016

 

Traduzione in italiano: fra Martino Dotta, Bellinzona