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Comunicato stampa | 27.02.2014

Far venire alla vita degli esseri umani per poi distruggerli?

Protesta contro il libero mercato della procreazione proposto dalla Commissione Nazionale di Etica

La Commissione di bioetica della CVS intende reagire con forza alla recente presa di posizione della Commissione nazionale di etica (CNE), concernente la procreazione medicalmente assistita. Questo documento suscita un profondo disagio da una parte per le sue proposte di liberalizzazione incondizionata, ma ancora di più per la sua concezione della vita in società e del ruolo dello Stato. Non ci è possibile non rispondere in modo molto critico a un testo che decostruisce del tutto il vivere insieme per proporre nient’altro che un’etica liberale minimalista e utilitarista.

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Le refus du bricolage procréatique (560.45 kB)


 Da molti anni la Chiesa cattolica mette in guardia contro il fascino esercitato dalle tecniche e dalle procedure di procreazione assistita e contro il fatto che la fecondazione in vitro (FIV) implica l’ottenimento di embrioni all’esterno del corpo umano e quindi inevitabilmente la distruzione e la strumentalizzazione di molti di loro. Questi timori espressi già nel 1987 (con l’istruzione Donum vitae della Congregazione per la dottrina della fede) non hanno mai smesso di rivelarsi fondati; il documento attuale della CNE, se fosse stato necessario, ne rappresenta la prova lampante. La fecondazione e la produzione di embrioni in vitro conduce quasi inevitabilmente alla scelta e alla selezione di questi embrioni per mezzo della diagnosi preimpianto (DPI) che la CNE ci spinge a voler accettare.

Spingendo la propria logica all’estremo, la CNE, per illustrare il fatto che non c’è, nella società, una struttura vincolante, o quantomeno che vincoli alla struttura familiare “tradizionale”, apre una porta alla pratica molto contestata della maternità surrogata (gestazione per mezzo di terzi). Quest’ultima si prende gioco della dignità dell’embrione, inviato, in questo modo, a svilupparsi in un grembo estraneo. Essa ridicolizza anche la dignità della donna che vende non solo il suo corpo ma anche un elemento specifico della sua identità femminile, ossia l’essere ricettacolo del primo sviluppo di una vita umana e dei legami inalienabili che si intessono in questa fase.

In sintesi, non possiamo che rigettare la quasi totalità delle proposte della CNE che tradiscono una visione liberale e individualista del corpo sociale ed anche l’illusione di padroneggiare questi processi, il cui senso ultimo profondo ci sfugge. Non è accettabile il far venire alla vita degli esseri umani per poi distruggerli, congelarli o utilizzarli per realizzare i nostri più folli desideri.

Dicendo ciò, siamo consapevoli che ci sono nella società delle sofferenze legate alla possibilità o all’impossibilità di procreare. Abbiamo tutti la responsabilità di attenuarle, ma non a qualunque prezzo. Una società, nella quale è permesso tutto ciò che soddisfa i desideri individuali, non diventa per forza più umana ma corre il grande rischio di una destrutturazione e di una perdita del senso del bene comune.

Friborgo, 27 febbraio 2014

Prof. Thierry Collaud
presidente Commissione di bioetica della CVS