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Consultazione sulla pastorale della famiglia – risultati

SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | Comunicato stampa | 04.02.2014

Risultati della Consultazione della Chiesa cattolica sulla pastorale di coppia, del matrimonio e della famiglia

In preparazione al Sinodo mondiale sulla famiglia, che si svolgerà a Roma il prossimo ottobre, i vescovi svizzeri hanno allestito un sondaggio presso i fedeli in Svizzera interrogando su esperienze, impulsioni e critiche nei confronti della pastorale della Chiesa riguardo a famiglia, coppia, partenariato. Oggi disponiamo dei risultati dell'inchiesta.

Chi ha partecipato alla consultazione?

  • Le 23'636 risposte ricevute fino alla fine di gennaio (¾ per internet, il resto in versione cartacea) costituiscono la base delle valutazioni.
  • Con i questionari pervenuti dopo il termine, il numero totale dei partecipanti raggiunge quota 25'000.
  • L’età media è di 54 anni; 47% di uomini, 53% di donne. I due terzi hanno bambini.
  • Quasi il 92% è membro della Chiesa cattolica romana, il 95% vive in Svizzera.
  • Circa l’87% dei questionari ricevuti erano in lingua tedesca, il 9% in lingua francese. Più di 1'000 persone hanno compilato il formulario in italiano, corrispondente al 4,5% dei partecipanti.
  • La maggior parte dei partecipanti che hanno utilizzato il questionario pubblicato nei media ecclesiali (bollettini parrocchiali) mostra che la consultazione ha raggiunto soprattutto persone vicine alla Chiesa.
  • La prossimità alla Chiesa da parte della maggioranza dei partecipanti si traduce anche nel fatto che il matrimonio religioso e l’educazione cristiana dei figli riscuotono un tasso molto elevato di adesioni.
  • Una caratteristica delle persone vicine alla Chiesa è quella di interessarsi alla dottrina della Chiesa. Ciò non impedisce, tuttavia, una presa di posizione nei suoi confronti, anche molto critica.

Primi risultati consolidati

La valutazione della consultazione è appena iniziata ma alcune tendenze si delineano già molto chiaramente.

L’importante per coloro che hanno partecipato alla consultazione

Il matrimonio religioso è generalmente importante (80%). E’ chiaro il desiderio di dare una dimensione religiosa alla propria coppia e di includere la dimensione religiosa nelle decisioni essenziali della vita.

Il desiderio di un’educazione religiosa dei figli raccoglie il più elevato tasso di adesione di tutta la consultazione (97%)!

La fede gioca un grande ruolo nell’ambito della famiglia e dell’educazione dei figli, anche se i genitori non lo esprimono (o non possono esprimerlo) in modo esplicito. Una prova dell’elevata importanza della fede nell’ambito della famiglia è la statistica dei battesimi che riscontra sempre in Svizzera una forte adesione.

Queste due constatazioni sono per la Chiesa una grande chance per trasmettere il nucleo del suo messaggio.

Tuttavia – non tutto va bene

Questa apertura di principio dello spirito nei confronti della religione e della fede non fa in alcun modo il paio con un’adesione incondizionata alla dottrina della Chiesa a proposito della famiglia, del matrimonio e della sessualità.

“Tema no. 1”

C’è un consenso molto ampio nelle testimonianze con incomprensione e rifiuto nei confronti della dottrina ufficiale per quanto concerne la non ammissione dei divorziati risposati a ricevere i sacramenti. La maggior parte dei cattolici (ca. 90%) si aspetta dalla Chiesa il riconoscimento e la benedizione di queste coppie.

L’auspicio formulato con insistenza ai vescovi e alla Chiesa in Svizzera è quello di abolire questa pratica, giudicata discriminatoria e manchevole di carità nei confronti dei divorziati risposati. Questa pratica è rifiutata dagli interpellati per ragioni religiose e in quanto non riferita espressamente al messaggio cristiano.

Riconoscimento delle coppie omosessuali – maggioranza senza consenso

Una maggioranza di circa il 60% dei partecipanti alla consultazione sostiene il desiderio di riconoscimento e di benedizione delle coppie omosessuali da parte della Chiesa. Contrariamente alla questione dei divorziati risposati, certamente non c’è a questo proposito un consenso ma piuttosto una polarizzazione. Accanto ad una chiara adesione, c’è pure un rifiuto categorico, anche se numericamente inferiore, di un riconoscimento da parte della Chiesa dei partenariati omosessuali.

La Chiesa e la sua gerarchia ha qui il difficile compito di trovare una soluzione che tenga conto di queste diverse concezioni, rispondendo ai bisogni pastorali delle coppie omosessuali, per le quali è importante avere un riconoscimento e una dimensione religiosa della loro relazione.

La contraccezione, un tema permanente

Le risposte alla questione dei metodi artificiali o naturali di contraccezione rilevano il disaccordo drammatico e conosciuto da lunga data tra la dottrina e i partecipanti alla consultazione. La proibizione dei metodi artificiali di contraccezione è ben lontana dalla pratica e dalle idee della gran maggioranza dei cattolici.

Riserve nell’adesione alla dottrina della Chiesa sulla famiglia

La maggior parte dei cattolici afferma di conoscere le posizioni della Chiesa a proposito di sessualità, matrimonio e famiglia, ma si mostra alquanto scettica al momento in cui li si interpella a proposito della loro adesione a queste posizioni. Le riserve espresse sulla dottrina della Chiesa sono molto nette.

Prospettive per la Chiesa

Se si confrontano questi risultati critici nei confronti della Chiesa con il desiderio fondamentale di vivere un partenariato, un matrimonio e una famiglia che abbiano pure una dimensione ecclesiale e religiosa, si constata la necessità urgente di rivalutare lo statuto della dottrina della Chiesa sulla famiglia nella Chiesa e nella pastorale.

Occorre che la Chiesa cessi di accordare un valore assoluto a certe norme e direttive, di fronte alle esperienze e situazioni di vita concreta delle persone. Quando la Chiesa esige che i cattolici seguano incondizionatamente e senza critica le norme concrete e le direttive di comportamento che dà, essa nuoce al suo desiderio di trasmettere alle persone gli aspetti più centrali ed essenziali del proprio messaggio.

Occorrerebbe pure tener conto nello sviluppo delle offerte pastorali del fatto che si conosce lo scarto che esiste tra, da una parte, l’apertura di spirito di numerosi credenti a proposito della connotazione religiosa per la coppia, il matrimonio e la famiglia e, dall’altra, il loro rifiuto e la loro incomprensione di fronte ad ampi settori della dottrina. Globalmente, la preparazione al matrimonio, come noto, non gode di una buona considerazione nella consultazione. È considerata come poco efficace e poco utile per la vita di coppia e di famiglia.

Infine, la consultazione mostra che la Chiesa non è affatto considerata come un aiuto nei momenti di crisi che sorgono nel matrimonio e nella famiglia. Sembra, a questo proposito, che l’alto ideale proposto dall’insegnamento della Chiesa falsifichi la sua visione della realtà e la renda meno disponibile proprio nei confronti delle persone che hanno bisogno di sostegno.

Ampia convergenza

Uno dei risultati sorprendenti della consultazione è la convergenza particolarmente ampia delle risposte di gruppi anche molto diversi: giovani e anziani, uomini e donne; germanofoni, francofoni e italofoni – non vi è praticamente nessuna notevole differenza nel modo di rispondere. Nessuna domanda ha sollevato conflitti generazionali, non c’è lotta tra i sessi, nessun röstigraben o disaccordo ecumenico profondo tra le confessioni cristiane e nessuna divergenza significativa tra le risposte provenienti dalla Svizzera e quelle provenienti dall’estero.

Prospettive per valutazioni ulteriori

Non siamo che all’inizio della valutazione. Per un’analisi ulteriore dei risultati, l’Istituto svizzero di sociologia pastorale (SPI) si concentrerà su questioni pastorali concrete. Sarebbe, ad esempio, possibile intraprendere una valutazione specifica ai gruppi di destinatari, nell’intento di adattare l’offerta pastorale.

San Gallo, 4 febbraio 2014

Dr. Arnd Bünker

Direttore dell’Istituto svizzero
di sociologia pastorale