SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 21.08.2017

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SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 31.07.2017

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21.11.2016

SPI - Medienmitteilung vom 14 . November 2016


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03.03.2011

Ecumenismo in Svizzera: un incoraggiamento in vista di possibili sviluppi.

Messaggio della Commissione ecumenica della CVS

Cari Pastori ed Assistenti pastorali; cari Membri dei Consigli parrocchiali e Persone impegnate in campo ecumenico!

Nonostante tutte le reazioni emerse all’interno del mondo cattolico ed ecumenico degli ultimi anni a seguito della rimozione della scomunica a carico dei quattro vescovi della Fraternità sacerdotale san Pio X ed alle varie prese di posizione del Vaticano in merito alla questione della Chiesa, la Commissione ecumenica della Conferenza dei Vescovi svizzeri vorrebbe sottolineare con forza che all’ecumenismo non è data altra via che quella stabilita in senso auto-vincolante dalle Chiese europee con la Carta Ecumenica.

Il 22 aprile 2001 i Presidenti della Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) firmarono la Carta Ecumenica come proposta-guida in ordine ad una crescente collaborazione fra le Chiese in Europa. Essa inizia con una intesa mirata al futuro con la quale le Chiese s’impegnano per una «comprensione comune  del messaggio salvifico di Cristo contenuto nel Vangelo; ad operare, nella forza dello Spirito Santo, per l’unità visibile della Chiesa di Gesù Cristo nell’unica fede, che trova la sua espressione nel reciproco riconoscimento del battesimo e nella condivisione eucaristica, così come nella testimonianza e nel servizio comune» (I,1).

Nel cammino verso una comunione visibile delle Chiese in Europa, la Carta parla della testimonianza comune del Vangelo; di un andare incontro l'uno all'altro; di un comune operare, pregare, preparare e proseguire il dialogo (II,2-6). Infine, sottolinea la comune responsabilità per l’Europa; s’impegna per la riconciliazione dei popoli e delle culture; per la salvaguardia del creato; per il consolidamento dei legami con l’ebraismo; per la cura del rapporto con l’Islam così come anche con le altre religioni e visioni del mondo (III,7-12).

Ciò che i responsabili delle Chiese Europee avevano convenuto come idee-guida e vie per l’ecumenismo permangono - malgrado tutte le turbolenze e i contraccolpi nel dialogo ecumenico - compiti e doveri conformi alla preghiera di Gesù, che tutti siano una cosa sola affinché il mondo creda (Gv 17,21).

La Commissione ecumenica incoraggia le parrocchie e le comunità religiose a continuare su queste strade fin qui vissute assieme con sincerità e franchezza reciproche.

In particolare la Commissione, in vista della crescita di una comunità ecu-menica, prospetta le seguenti possibilità:

  • La preghiera per l’unità potrebbe essere – oltre all’Ottavario di preghiere – ulteriormente sviluppata attraverso veglie di preghiere; inviti ai rispettivi servizi liturgici della Parola (vespri; veglie; preghiere di mezzogiorno); attraverso la condivisione del proprio patrimonio che riguarda i canti, l’iconografia e le diverse forme della vita della comunità.
  • Sarebbero da promuovere celebrazioni comunitarie per famiglie di confessione mista; per scuole e per cappellani dell’esercito, sviluppando elementi simbolici forti per rafforzare la fiducia nell’ecumenismo, come per esempio è stato fatto nel corso dell’incontro di Taizé nel dicembre 2007, a Ginevra e negli incontri regionali di preghiera di Taizé, che ha prodotto una forte ricaduta sulle diocesi.
  • La Carta Ecumenica deve crescere in consapevolezza per dar vita ad iniziative concrete. Progetti ecumenici nelle regioni che costruiscono dei ponti tra diverse Chiese, possono in questo modo richiedere il marchio di qualità (label ecumenico) alla Comunità di lavoro delle Chiese cristiane della Svizzera per rendere maggiormente conosciuti progetti ecumenici che possano essere di esempio.
  • Sviluppare progetti ed impegni di diaconia comune da coltivare insieme e diffondere maggiormente, all’interno delle parrocchie, la dottrina sociale cattolica, finora troppo poco conosciuta.
  • L’approfondimento della propria identità di fede attraverso seminari di religione e di teologia, potrebbe portare ad una maggiore ampiezza ed apertura, come la nota iniziativa, in Svizzera romanda, della condivisione biblica («partage d’Evangile», Lectio divina de «l’Ecole de la Parole»).
  • Un regolare scambio tra le Confessioni può fruttare dei potenziali in comune e farli conoscere (diaconia; azioni; forme di preghiere e liturgie, senza venir meno al rispetto per l’Eucaristia e per la Cena).
  • Già l’evidente dimensione ecumenica dei nuovi movimenti religiosi e della pastorale giovanile va percepita in modo positivo e seguita con cura; e le loro esperienze dovranno essere oggetto di valutazione.
  • Sarebbe auspicabile, oltre a promuovere studi interreligiosi sull’eccle-siologia presso le facoltà di teologia, anche un’accessibile Storia della Chiesa a carattere ecumenico, con lo scopo di trasmettere, ad un vasto pubblico, le vicende passate e la peculiarità propria delle singole Chiese.

3 marzo 2011

Commissione Ecumenica della Conferenza episcopale svizzera