20.09.2017

Schlusserklärung zur 5. Dialogrunde zwischen dem Zentrum für Interreligiösen Dialog und Zivilisation der Organisation für Islamische Kultur und Beziehungen und der Kommission für den Dialog mit den Muslimen der Schweizer Bischofskonferenz


SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 06.09.2017

5e session de discussions entre l’Organisation pour la culture et les relations de l’Islam et la Commission pour le Dialogue avec les Musulmans de la Conférence des évêques suisses du 26 au 31 août 2017 en Iran.


14.02.2017

Un groupe d’experts de la Conférence des évêques suisses étudie le « modèle du Bénin »


16.05.2016

Bilancio del viaggio in Turchia del gruppo di lavoro “Islam” della CVS



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Membro CVS Membro CVS | Comunicato stampa | 31.05.2012

Il dialogo tra cattolici e Islam è necessario al bene di tutti

Il gruppo di lavoro "Islam" dei vescovi svizzeri in Vaticano

Il gruppo di lavoro “Islam” della Conferenza dei Vescovi Svizzera, mercoledì 23 e giovedì 24 maggio, ha avuto una serie di incontri a Roma con diverse istanze vaticane per colloqui di incontro e verifica del suo operato.

Di fronte alle crescenti incomprensioni e talvolta dure opposizioni per l’attività del gruppo, finalizzata a realizzare una migliore conoscenza e uno sforzo di promozione dell’integrazione della componente islamica nella nostra realtà sociale, il gruppo ha responsabilmente deciso di fare una valutazione del suo lavoro con le istanze vaticane interessate alle medesime problematiche, portando anche i suoi fascicoli divulgativi preparati sull’argomento e ancora poco conosciuti nelle nostre Diocesi.

Il primo incontro è stato con il preside del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI), padre comboniano spagnolo, Miguel Àngel Ayiuso Guixot, che ha la conduzione di questo Istituto, nato per interessamento dei Padri bianchi ed ora ripreso dal Vaticano. L’Istituto si propone tre scopi: l’educazione e la formazione di persone interessate a questo settore di evidente importanza nel clima politico attuale; la ricerca finalizzata allo studio e soluzione dei problemi legati alla lingua e alla cultura arabo-islamica; la pubblicazione di opere specialistiche. Siamo stati rassicurati che il dialogo è l’unica strada da percorrere, nonostante le difficoltà e la paura, che è segno di ignoranza o comunque di incompleta visione dei problemi.

La paura: ostacolo maggiore al dialogo

La paura è l’ostacolo maggiore al dialogo, ma non deve lasciarci condizionare nel nostro impegno. Se risulta improprio parlare di primavera araba o addirittura di rivoluzione, è indubbio che i paesi arabi hanno bisogno di trasformazioni e noi dobbiamo aiutarli: insistendo sulla dignità umana, il rispetto della persona, l’affermazione dei diritti civili, la libertà di religione. Occorre essere leali e insistere sul concetto di cittadinanza comune, che richiede l’accettazione da parte di tutti di alcuni principi d’uguaglianza di base, senza discriminazioni. Il confronto si è sviluppato franco e sereno, offrendo spunti importanti per la comprensione di questa realtà complessa e diversificata e convincendoci che il pericolo non è quello della islamizzazione dei nostri paesi, ma quello della loro scristianizzazione. Il secondo incontro fu con il Segretario della Congregazione delle Chiese Orientali, l’Arcivescovo S.E. Mons. Vasil’ Cyril, perché numerosi paesi a maggioranza musulmana ricadono sotto la competenza di questa Congregazione, il cui scopo principale comunque è la cura delle Chiese cattoliche di rito orientale. A proposito del nostro tema ci si deve domandare quale sia il compito delle Chiese. Se quello di limitarsi a garantire una stabilità sociale, rinunciando all’annuncio del Vangelo o si deve avere il coraggio di proporre il Vangelo? Non esiste una risposta univoca che invece dipende molto dalle situazioni locali. Graffiante l’incontro con S.E. Mons. Rino Fisichella, che ci ha tenuto a sottolineare come il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione di cui è responsabile non è direttamente interessato al dialogo con l’Islam. Compito del Consiglio è di formare i cattolici al pieno incontro con Cristo, facendo loro ritrovare lo spirito missionario, andato perso a causa di un relativismo che uccide. Formati in modo giusto, conforme alla verità, i cattolici sapranno rapportarsi correttamente anche con gli islamici.

Combattere l'ignoranza sul mondo islamico

Non fummo delusi del colloquio con Mons. Khaled B. Akasheh, l’officiale giordano del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, incaricato dell’Islam. Chiaro il suo messaggio: occorre combattere l’ignoranza per ciò che riguarda l’Islam. I nostri fedeli si fermano a fenomeni certo gravi, ma parziali, che non riflettono la complessità del mondo islamico. Non si tratta di aiutare ad essere migliori musulmani, buddisti, induisti o cristiani, ma ad essere migliori persone umane. C’è un livello prioritario di educazione che è quello dell’umano, al quale occorre prestare attenzione soprattutto nelle giovani generazioni. C’è una dicotomia da risolvere: il dialogo e l’annuncio. Il dialogo non può sostituire l’annuncio, la Chiesa dov’è presente dev’essere missionaria, non facendo del proselitismo, ma offrendo i suoi servizi con scuole, ospedali, acccoglienza, solidarietà, testimonianza di vita. Si sono passati in rassegna diversi paesi islamici, dalla Turchia all’Iran, alla Siria e i paesi della primavera araba per metterne in risalto gli aspetti positivi e negativi e tutte le ambiguità presenti anche nei processi di cambiamento. È importante non fare accordi sulla testa delle Chiese locali, che hanno molte questioni aperte, la cui soluzione dipende dalla maturità delle rispettive società civili. Se viene giudicata positiva la cacciata dei dittatori, occorre però prestare attenzione ai nuovi movimenti e alla politica dei paesi occidentali, preoccupati prevalentemente dei loro interessi. La nostra carrellata di incontri si è conclusa con il Ministro degli Esteri della Santa Sede, l’Arcivescovo S.E. Mons. Dominique Mamberti, che ha preso atto con favore del nostro lavoro, invitandoci ad intrattenere relazioni aperte e positive con i paesi musulmani per la comprensione reciproca e per il sostegno delle Chiese locali con un aiuto che non suoni ingerenza. Molte le osservazioni e le sfumature per mantenere buoni e costruttivi rapporti, nonostante la delicatezza di tante iniziative, che devono rispettare i diversi poli e modalità di presenza. Mi pare si possa trarre un bilancio positivo da questa intensa due giorni di colloqui ed incontri, che si sono chiusi con un’intervista alla Radio Vaticana.

+ Pier Giacomo Grampa, Presidente del Gruppo di Lavoro Islam.