14.02.2017

Un groupe d’experts de la Conférence des évêques suisses étudie le « modèle du Bénin »



Santo Padre Santo Padre | 05.05.2006

Messaggio ai buddisti per la Festa di Vesakh 2006

Cari amici buddisti, 

1. Da parte del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, porgo a voi e a tutte le comunità buddiste del mondo i miei migliori auguri per il Vesakh. Spero che possiate trascorrere una festa gioiosa. 

2. Come è ormai consuetudine, vorrei cogliere quest’occasione per condividere con voi alcuni pensieri che possano aiutare a rafforzare le relazioni fra le nostre due comunità. Quest’anno queste riflessioni si basano sulla prima enciclica di Papa Benedetto XVI ai cattolici di tutto il mondo. Questa lettera, Dio è amore, o secondo il titolo latino Deus caritas est ( DCE), esamina la natura dell’amore. Sua Santità il Papa è convinto che questo termine, così frequentemente usato ma così spesso male interpretato, deve ritrovare il suo significato più autentico per divenire un faro per la vita di ogni giorno.

3. Papa Benedetto parla di due tipi di amore: il primo, l’eros, l’amore fra un uomo ed una donna, un amore che cerca la propria soddisfazione personale; il secondo, l’agape, un amore che ricerca il bene dell’altro, anche se quest’altro può non piacere o addirittura essere sconosciuto. Per i cristiani questo secondo tipo di amore è possibile solo se si fonda sull’amore per Dio, in risposta all’amore di Dio per gli esseri umani. Così l’amore per Dio e quello per i propri simili sono inseparabili, e formano un unico comandamento. “L’amore cresce attraverso l’amore. L’amore è ‘divino’ perché viene da Dio e ci unisce a Dio” ( DCE, 18).

4. Noi cristiani crediamo che la perfetta manifestazione dell’agape è fondata su Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, che spese tutta la sua vita predicando, con le parole e le opere, la Buona Novella dell’amore di Dio. La manifestazione estrema di questo amore fu quando Gesù diede la propria vita per l’intera umanità. Ancor di più Gesù è la fonte dell’agape, in particolare con il dono di sé nell’Eucarestia. Attingendo a questa fonte, i cristiani cercano di seguire le orme di Gesù manifestando amore verso i loro fratelli e sorelle, specialmente verso i poveri ed i sofferenti.

5. Attraverso il nostro dialogo noi abbiamo potuto apprezzare l’importanza che voi buddisti date all’amore verso il prossimo che si esprime nel concetto di metta, un amore privo del desiderio di possesso ma volto ad aiutare gli altri. Esso viene considerato come un amore che è pronto a sacrificare i propri interessi a beneficio dell’umanità. Così metta, secondo l’insegnamento buddista, non si limita ad un pensiero benevolo, ma si estende all’adempimento di opere di carità, al servizio di ognuno e di tutti. E’ davvero una benevolenza universale. Né si deve dimenticare l’altra virtù, karuna, attraverso la quale si manifesta compassione amorevole verso tutti gli esseri viventi.

6. In questo mondo, nel quale si usa e si abusa tanto della parola amore, non sarebbe utile se i buddisti ed i cristiani riscoprissero il suo significato originale a partire dalle proprie rispettive tradizioni e condividessero gli uni con gli altri ciò che hanno compreso? Sarebbe un incoraggiamento, per i seguaci di entrambe le tradizioni, a lavorare insieme per costruire delle relazioni basate sull’amore e sulla verità, a promuovere il reciproco rispetto, a portare avanti il dialogo ed un’ulteriore collaborazione a servizio dei bisognosi.

7. Queste considerazioni mi conducono ad un augurio finale, e cioè che la festa di Vesakh possa essere un tempo nel quale l’amicizia fra buddisti e cristiani si consolidi e si rafforzi la collaborazione in uno spirito di agape e di metta. Con questo spirito vi auguro un Felice Vesakh.