SBK-CES-CVS Conferenza dei vescovi svizzeri | 23.06.2020

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25.01.2020

75° anniversario della liberazione del campo di sterminio nazista tedesco di Auschwitz-Birkenau

Dichiarazione della Presidenza del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e dal Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE)

Sono passati 75 anni dalla liberazione del campo di concentramento e sterminio nazista tedesco Auschwitz-Birkenau (27.01.1945), e questo luogo ispira ancora terrore.

1. Auschwitz-Birkenau è il più grande campo di concentramento e sterminio nazista, aperto nel 1940 nei territori polacchi occupati. Destinato inizialmente ai polacchi (Auschwitz), è stato notevolmente ampliato nell’area della vicina Brzezinka (Auschwitz-Birkenau) e negli anni 1942-1945, nell’ambito del programma della “soluzione finale” (Endlösung), divenne luogo di sterminio di massa della popolazione ebraica. Ad Auschwitz-Birkenau, i nazionalsocialisti tedeschi uccisero oltre un milione di ebrei, decine di migliaia di polacchi (circa 75.000), di rom (21.000), di russi (15.000) e diverse migliaia di prigionieri di altre nazionalità. A causa dell’enormità delle vittime ebree, è il più grande campo di sterminio degli ebrei e il più grande luogo di genocidio di massa al mondo.

Auschwitz è diventato il simbolo di tutti i campi di concentramento tedeschi e anche di tutti i luoghi di sterminio. È come l’apice dell’odio per l’uomo, che ha avuto il suo tributo di morte nel XX secolo. È qui che la tesi sulla fondamentale disuguaglianza delle persone ha raggiunto il suo limite. Qui i nazisti si appropriarono del potere di decidere chi fosse umano e chi no. Qui l’eutanasia incontrò l’eugenetica. Auschwitz-Birkenau è il risultato di un sistema basato sull’ideologia del nazionalsocialismo, che significava calpestare la dignità dell’uomo come immagine di Dio. Anche un altro totalitarismo, il comunismo, ha agito allo stesso modo e ha fatto milioni di vittime.

2. L’ex campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau è visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone. Tra i visitatori c’erano anche gli ultimi tre papi.

San Giovanni Paolo II visitò Auschwitz-Birkenau durante il suo primo pellegrinaggio in Polonia (7 giugno 1979). Dopo aver attraversato il cancello del campo sormontato dall’iscrizione “Arbeit macht frei”, visitò la cella della morte di San Massimiliano Maria Kolbe e pregò nel cortile del Blocco 11, dove furono fucilati i prigionieri. Poi si recò a Birkenau, dove celebrò la Santa Messa e durante l’omelia disse: “In particolare mi soffermo insieme con voi, cari partecipanti a questo incontro, davanti alla lapide con l’iscrizione in lingua ebraica. Questa iscrizione suscita il ricordo del Popolo, i cui figli e figlie erano destinati allo sterminio totale. Questo Popolo ha la sua origine da Abramo, che è padre della nostra fede (cfr. Rm 4,12), come si è espresso Paolo di Tarso. Proprio questo popolo, che ha ricevuto da Dio il comandamento: ‘non uccidere’, ha provato su se stesso in misura particolare che cosa significa uccidere. ... Mai è lecito ad una nazione accrescere il proprio potere a spese di un’altra, a prezzo dell’asservimento dell’altro, a prezzo della conquista, dell’oltraggio, dello sfruttamento e della morte!”

Papa Benedetto XVI varcò da solo il cancello del campo (28 maggio 2006) e durante la cerimonia presso il Monumento internazionale del Martirio delle Nazioni, tenne un discorso in cui ha dichiarato: “Come Giovanni Paolo II, ho percorso il cammino lungo le lapidi che, nelle varie lingue, ricordano le vittime di questo luogo. Ce n’è una in lingua ebraica. I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall’elenco dei popoli della terra. ... In fondo, quei criminali violenti, con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell’umanità che restano validi in eterno. ... Con la distruzione di Israele, con la Shoah, volevano, in fin dei conti, strappare anche la radice su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell’uomo, del forte. ... Sì, dietro queste lapidi si cela il destino di innumerevoli esseri umani. Essi scuotono la nostra memoria, scuotono il nostro cuore. Non vogliono provocare in noi l’odio: ci dimostrano anzi quanto sia terribile l’opera dell’odio”.

Durante la sua visita all’ex campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau (29 luglio 2016), Papa Francesco seguì le orme di entrambi i suoi predecessori. Non fece alcun discorso, ma la sua presenza silenziosa fu molto eloquente. Nel libro commemorativo scrisse: “Signore abbi pietà del tuo popolo! Signore, ti chiediamo perdono per tanta crudeltà”. Concluse la sua visita con una preghiera al Monumento del Martirio delle Nazioni.

3. Qualche giorno fa, Papa Francesco ha fatto un appello: “L’anniversario dell’indicibile crudeltà che l’umanità scoprì settantacinque anni fa sia un richiamo a fermarci, a stare in silenzio e fare memoria. Ci serve, per non diventare indifferenti” (Discorso alla delegazione del “Simon Wiesenthal Center”, 20 gennaio 2020).

Il 75° Anniversario della Liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, nello spirito delle parole di papa Francesco, ci obbliga a contrastare con forza tutti gli atti che minacciano la dignità umana: razzismo, xenofobia e antisemitismo. In questo anniversario, facciamo appello al mondo moderno per la riconciliazione e la pace, per il rispetto del diritto di ogni nazione a esistere e a vivere in libertà, a vedere riconosciuta la propria indipendenza, a mantenere la propria cultura. Non possiamo permettere che la verità venga ignorata o manipolata per esigenze politiche immediate. Questo appello è estremamente importante ora, perché – nonostante le drammatiche esperienze del passato – il mondo in cui viviamo è ancora soggetto a nuove minacce e manifestazioni di violenza. Guerre crudeli, casi di genocidio, persecuzioni, e diverse forme di fanatismo continuano a verificarsi, anche se la storia ci insegna che la violenza non porta mai alla pace, ma, al contrario, provoca altra violenza e la morte.

4. Bisogna ricordare che, anche se dopo la seconda guerra mondiale la riconciliazione tra le nazioni sembrava umanamente impossibile, uniti nell’amore di Gesù Cristo, siamo stati capaci di perdonare e di chiedere perdono. Lo dimostra la lettera del 1965 dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi. L’esperienza del passato insegna quanto sia importante e fruttuoso costruire un’Europa di nazioni riconciliate e che si perdonano a vicenda.

Il 27 gennaio alle 15, nell’ora della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, accendiamo una candela e preghiamo per le persone uccise nei campi di sterminio di tutte le nazionalità e religioni e per i loro parenti. Possa la nostra preghiera accrescere la riconciliazione e la fraternità, di cui l'ostilità, i conflitti distruttivi e i malintesi alimentati sono l'opposto. Possa la forza dell’amore di Gesù Cristo prevalere in noi.

 

Cardinale Angelo BAGNASCO
Presidente del CCEE

Cardinale Jean-Claude HOLLERICH                                                                
Presidente della COMECE

Cardinale Vincent NICHOLS
Vicepresidente del CCEE

Arcivescovo Stanisław GĄDECKI
Vicepresidente del CCEE

 

Genova, Bruxelles, Londra, Varsavia, il 25 gennaio 2020